
È difficile da guardare, difficile da sopportare, difficile da commentare e, sicuramente, anche difficile da realizzare (leggere “impopolare”).
Dunkirk è un film difficile, a tratti “insopportabile”, insomma: un capolavoro.
Io forse potrei essere di parte (se vi manca un pezzo, QUI è dove mi schiero con Interstellar), ma credo che Nolan ci offra ancora una lezione di Cinema: raccoglie lo spettatore per guidarlo manina nella mano verso una storia, semplicemente lanciandolo in due ore di cruda rappresentazione.
Niente storielle quotidiane alla Pearl Harbor, niente trip alla Apocalypse Now, niente esaltazioni alla Bastardi senza gloria. “Solo la guerra”.
In effetti, la guerra non deve piacere e ci vuole un certo coraggio a tradurla in entertainment; e ce ne vuole ancora di più se non vuoi divertire.
Ma cos’è la guerra se non angoscia, anonimato ed attese tra episodi di morte?
Questi sono gli aspetti che vengono raccolti come arsenale da regia ed utilizzati per un fuoco incessante: con la colonna sonora (che è più un intero colonnato, data l’imposizione), con la spersonalizzazione dell’uomo e del soldato, con i momenti di paura, di noia, di speranza e di follia che caratterizzano il tempo quando questo rallenta.
Che Nolan non sia per tutti lo si sapeva già. Con Dunkirk, amerete oppure odierete (ma tanto!) la maestria nella realizzazione di un bellissimo non-film (non lo è per come lo intendono ed aspettano la maggior parte degli spettatori almeno).
Non avrete la curiosità di Memento, né la magia calcolata di The Prestige; niente eroi de Il Cavaliere Oscuro, non l’originalità di Inception né l’avventura di Interstellar. Avrete solo la guerra, vista da un evento per noi lontano, che conosciamo poco.
Assolutamente da vedere.