ROGUE ONE - A STAR WARS STORY

Che cos'è Rogue One?
È uno spin-off della saga di Star Wars che si colloca tra gli episodi coi numeretti  più bassi, ma usciti dopo, e quelli coi numeretti più alti, però usciti prima.

Un sorridente manipolo di fan pronti alla visione della versione in lingua originale!

Facciamo uno schemino semplice semplice:

Prima Trilogia (prodotta dopo, nel 1999)
-Episodio I - La minaccia fantasma
-Episodio II - L'attacco dei cloni
-Episodio III - La vendetta dei Sith

Spin-off - Rogue One: a star wars story (2016)

Seconda Trilogia (prodotta prima, nel 1977)
-Episodio IV - Una nuova speranza
-Episodio V - L'impero colpisce ancora
-Episodio VI - Il ritorno dello Jedi

Terza Trilogia (in corso, iniziata nel 2015)
-Episodio VII - Il risveglio della forza
-Episodio VIII - Gli ultimi Jedi

I mezzi presentati sono una gioia per gli occhi!

Non è semplice parlare di Rogue One...

Non avrei MAI creduto, in passato, che mi sarei ritrovato a guardare uno... spin-off-non-spin-off.... di Star Wars, che:

-Sarebbe stato prodotto da Disney...

-Avrebbe in parte disconosciuto l'operato di George Lucas...

-Avrebbe intimato a Williams: "Hey, Johnny, dunque... a sto giro devi cercare di non farti riconoscere dai fan, ti farai chiamare Michael G."...

-Avrebbe avuto un format del tutto diverso da quello di sette capitoli "precedenti", spalmati in un quarantennio di produzione...

-Avrebbe coinvolto nel cast Forest Withaker (che mi stupì con "Ghost Dog", nel '99), Donnie Yen (che mi ha fatto divertire in "Ip Man"), Mads Mikkelsen (che mi è piaciuto parecchio in "Hannibal") nonchè la controfigura digitale della giovane Carrie Fisher...

Non sarebbe stato stracolmo di sciabolate laser e di Jedi/Sith che si... sforzano... (Dannazione, Withaker era perfetto con l'Hagakure*...)

*(L'Hagakure - il codice del samurai - è un antico testo di Yamamoto Tsunetomo a cui è in parte dedicato il film "Ghost Dog", il cui protagonista, un giovane Whitaker, prova a farsi strada a colpi di onore, pugni, katana e citazioni.)

Già... perchè Rogue One, con l'ormai stracitato pensiero de "le ribellioni si fondano sulla speranza", è più un fan-movie sulla forza... che un film su LA forza.

Infatti, uno che dell'unverso Lucasfilm non ne sa nulla... può comunque guardare il film, e noterà in ogni caso che, si, c'è qualcosa che circonda e penetra eventi, azioni, scelte, personaggi... che tiene unite le cose e manda avanti l'universo tutto... ma per questi, che nulla conosce delle vie della Forza, molto probabilmente, si tratterà semplicemente di una gran botta di culo.

A dirla tutta, anche Rogue One gioca sul campo della nostalgia,  per certi versi anche più di quanto abbia fatto "Il risveglio della forza": lo fa ponendosi come liaison perfetta (tra prima e seconda trilogia) e come regalo ai fan di quell'universo (regalo prodotto, evidentemente, da una generazione di fan) che è al contempo concentrazione ed espansione di quello stesso universo.

Da una parte...
Non ci saranno colpi di scena epocali o scoperte sensazionali per i fan della saga, chi ama l'universo saprà già abbastanza sulla missione che porta l'alleanza ribelle ad impossessarsi dei piani della Morte Nera (l'arma suprema dell'Impero, appena intravista nei primi tre episodi ed elemento portante della seconda trilogia).

D'altra parte...
Vengono introdotti sul grandeschermo una serie di elementi che potrebbero essere le basi di un'espansione dell'universo stesso, potenzialmente infinito e meraviglioso: è così che, ad esempio, vengono ufficialmente presentati agli spettatori i Cristalli Kyber, i Tempi Jedi con i loro guardiani e la fortezza di Darth Vader.

Il film è un'esperienza cinematografica abbastanza particolare per i fan, un susseguirsi di differenze-non-differenze che riportano all'infanzia, fanno sognare, entusiasmano, intristiscono.

Queste "non-differenze" sono un po' la chiave per la comprensione (e la riuscita) del titolo; ci troveremo, ad esempio, fin da subito immersi in un universo familiare ma... solo grazie a carrellate, colpi di regia ed oggetti di scena, non ci saranno infatti I titoli e la solita soundtrack; finanche ritroveremo volti noti ma... saranno prodotti della CGI con presenze fugaci che non accompagneranno gli eventi... e via così, con continue iniezioni di chicche nostalgiche, a mio parere molto ben gestite.

La storia è ambientata in un momento in cui l'universo di Star Wars vive l'apice dell'oscurantismo, il che dà un senso a quell'anonimato in cui si sono sempre celate le vicende del film (anche se si tratta di vicende che regolerenno, poi, gli eventi futuri di tutta la galassia...) ed anche per questo calzano bene "eroi" atipici, improvvisati, che non conoscono le vie della forza ma solo come stringere i denti ed affrontare guerriglie.

La realizzazione tecnica è grandiosa, mi è piaciuto quasi tutto del film, in particolare ho trovato il lavoro su mezzi e navi davvero degno di lode, oltre a vedere qualche magnifica new entry per caratterizzazione di personaggi e titolo, durante la visione ritroviamo la maestosità dei mezzi che ci han sempre fatto sognare: enormi camminatori AT-AT con nuove declinazioni di colori e dettagli ripresi in inquadrature spettacolari, gli incrociatori, la flotta ribelle, i caccia x-wing con le controparti imperiali e tantissimo altro...

Il film, tanto bello quanto malinconico, non è certo un film per non-fan, si può guardare senza conoscere l'universo di Lucas ma non ha molto senso farlo... già con tutto il resto in testa (e nel cuore) è difficile discuterne.

Molto bella l'idea di schierare in maniera un po' meno netta e precisa le "pedine del bene o del male", si ha la percezione di una dualità più complessa, di come l'universo in evoluzione si aggrovigli e LA FORZA si avvicini ad una sorta di concetto Yin/Yang.

Per quanto sia un capitolo con molta meno politica... non mancano frecciatine e spunti di riflessione, tra le cose che ho gradito meno c'è la forzatura di alcuni parallelismi con vicende più... terrestri: uno su tutti l'assalto alle truppe in perfetta strategia terroristica, con personaggi/location (finanche musica!) arabeggianti.

Alla fine, come sperato e previsto, è stato fichissimo andare al cinema (con cugini ed amici al seguito, ovviamente); per realizzazione tecnica, immersione nell'universo Lucas e chicche varie sparse per tutto il film... non posso fare che consigliarne la visione!

May the force be with you!

Scatti pugliesi e test Sony SEL55F18Z + Sony A5100

A seguire una piccola serie di scatti, senza pretese, rubati giocando un po' con il meraviglioso Sony 55mm f1.8 Zeiss Sonnar T* (SEL55F18Z).

La lente nasce per fotocamere full frame (solitamente la uso con una Sony A7II), ma ho voluto sperimentare e divertirmi un po' testandone la resa su un corpo camera con sensore APS-C, la Sony A5100, di cui ho già scritto parecchio nella recensione pubblicata sul portale "The Smart Revolution" (link all'articolo: http://www.thesmartrevolution.it/2016/07/21/scelta-sony-a5100-ilce%c2%ada5100/ ) e linkata anche qui sul blog, tra i post di fotografia.

La lente è famosa per essere uno dei migliori gioiellini moderni targati Zeiss di casa Sony (nonchè una delle lenti con maggior risolvenza e minor distorsione in tutta la gamma E-mount di Sony); la "macchinetta" è invece famosa per unire le caratteristiche estremamente evolute di un'ottima fotocamera a lente intercambiabile (molte delle quali ereditate dalla A6000) ad un corpo da ultracompatta.

Una lente di alto livello innestata su un corpo entry-level è apparentemente una combinazione improbabile.... ma ha un suo perchè; sempre più fotografi, sia professionisti che non, scelgono infatti di affiancare un secondo corpo con sensore APS-C alla loro fotocamera Full Frame (per dettagli sui tecnicismi vi rimando alla recensione già linkata) e le ragioni di una scelta del genere possono essere diverse, tra le quali:
  • La possibilità di ottenere, con le stesse ottiche che già si possiedono, l'equivalente di una lunghezza focale extra in termini di angolo di campo/scena ripresa (il crop factor del sensore "ridotto" diventa in pratica un fattore di zoom); in casa Sony si parla di un fattore di 1.5, di conseguenza, un 55mm come quello in discussione restituirà una ripresa equivalente a quella di una lente avente lunghezza focale di 82.5mm su Full Frame (55 x 1.5).
  • Avere due corpi con lenti diverse già innestate in borsa per evitare di cambiare lente mentre si è in giro; cambiare lente è infatti una procedura che può esporre l'attrezzatura ad infiltrazioni di polvere e/o altro ed una scelta operativa non sempre comoda, specialmente se si hanno tempi stretti o se la necessità di lenti diverse da quella già innestata è ridotta al minimo.
(Si, ci sarebbero le lenti zoom per la versatilità, ma chi mastica un po' di fotografia sa bene che gli zoom con qualità paragonabile alle lenti "fisse" sono pochi, ed estremamente costosi. Un secondo corpo è spesso una scelta saggia che consente di contenere il budget.)
  • La possibilità di avvalersi di funzioni specifiche, presenti solo sul secondo corpo camera.
  • La possibilità di avere, con una spesa ridotta, un secondo corpo di back-up.

Passiamo alle immagini...

A seguire qualche immagine rubata a Castellana Grotte (Bari):

Un esempio della tridimensionalità resa e della qualità dello sfocato.
La lunghezza focale non è delle più comode, tuttavia ci si può abituare per usarla in diversi modi con un po' di pazienza e creatività...
L'accoppiata è in grado di restituire un sorprendente insieme di dettagli, senso di profondità, bokeh e qualità della transizione nelle aree fuori fuoco.


Come si può vedere già dalla prima foto, la tridimensionalità resa è stupefacente, la lunghezza focale risulta un po' lunga in effetti, non è sicuramente una lente "all-around" ma, con un po' di pazienza ci si può adattare a diversi tipi di scatto, difficilmente la lente deluderà in termini qualitativi e contestualmente il livello di dettagli e le possibilità di crop date dal sensore ne aumentano la versatilità.

Ovviamente è difficile riuscire a gestirla per foto "al volo", specialmente se la si usa a totale apertura, il livello di dettagli raccolti e la visualizzazione sullo schermo della fotocamera possono trarre in inganno, visualizzando le immagini a monitor la profondità di campo è estremamente ridotta, così, molto spesso sarà doveroso chiudere il diaframma di uno/due stop.

La ritrattistica si dimostra, come previsto, un'applicazione perfetta per l'accoppiata: la lente è ottima per gestione di controluce, contrasti ed assenza di distorisione, mentre gamma dinamica e risoluzione del sensore fanno il resto.

È davvero sorprendente tenere il tutto in un palmo di mano muovendo solo 564g (ripartiti al 50% tra lente e corpo camera).

Qui a seguire qualche scatto durante una passeggiata fotografica con visita guidata nella città di Molfetta (Bari) organizzata da Yallers Puglia:



Grazie a Giovanna, Giuseppe e lupo per aver fatto da modelli, alla prossima!

A seguire i soliti link di affiliazione Amazon per eventuali acquisti:
-Sony Alpha 5100L Fotocamera Digitale
-Sony SEL55F18Z Obiettivo con focale fissa FE 55 mm F1.8 Zeiss Sonnar T*

Test Sony FE 28mm f/2 (SEL28F20)


Oggi un post di fotografia...

Il "SEL28F20" è un obiettivo grandangolare, lanciato sul mercato da Sony nel 2015 e che va ad aggiungersi al crescente parco ottiche per fotocamere mirrorless dotate del "giovane" attacco di tipo "E" (E-mount).

Nello specifico si tratta di un obiettivo per macchine con sensori full-frame, avente una lunghezza focale di 28mm (angolo di campo pari a 75.3°), con un diaframma ad apertura circolare da 9 lamelle avente l'apertura massima di f/2 e quella minima di f/22.

Lo schema ottico prevede 9 elementi in 8 gruppi di lenti, il tutto racchiuso in un barilotto estremamente compatto che misura 64x60mm (escludendo il paraluce a petalo, fornito in dotazione) e pesa 200g.

La struttura adotta un design resistente a polvere ed umidità che rappresenta un interessante valore aggiunto, specie se si considera che i 28mm sono una delle lunghezze focali d'elezione per generi quali street-photography, reportage e fotografia paesaggisstica.

L'obiettivo in questione è chiaramente progettato per essere quanto più comodo e versatile possibile, altri dettagli che contribuiscono a renderlo tale sono l'adozione di un sistema "internal focusing" (i movimenti sono tutti interni al barilotto quindi questo rimane di dimensioni costanti, senza estrusioni), un "motore lineare" (tecnologia che permette riprese video silenziose) e la possibilità di aggiungere lenti di conversione opzionali: un ultragrandangolare da 21mm (modello SEL28F20UWC) o un fisheye da 16mm (modello SEL28F2FEC), per ottenere così riprese ancora più ampie.

Sull'elemento frontale è possibile montare filtri dal diamtro di 49mm (stessa misura adottata da altri obiettivi E-mount) e la distanza minima di messa a fuoco (con AF) è di 0.29 metri.

Impressioni:

La qualità costruttiva è buona, pari a quella di lenti più costose, ed agganciando l'obiettivo alla macchina (nel mio caso una Sony A7II) la maneggevolezza della combinazione si fa notare immediatamente.

La distorsione prodotta è evidente ma non allarmante, è più o meno ciò che ci si può aspettare da un grandangolo di questo tipo ma è gestita benissimo dalle correzioni automatiche: in-camera, per i JPEG, o con l'applicazione del profilo lente via software, per i files RAW.

L'autofocus è sempre reattivo e preciso, non si sente la mancanza di un motore con tecnologia "ultrasonica".

La qualità d'immagine ottenibile è sempre molto molto gradevole, spesso sorprendente: la nitidezza centrale delle immagini è ottima, le stesse risultano ben contrastate e con una piacevolissima tridimensionalità, grazie anche ad uno sfocato bellissimo, estremamente morbido e cremoso.

La qualità d'immagine è buona in partenza (specialmente nella porzione centrale del frame), la lente è utilizzabile a tutta apertura, quando necessario, ma i risultati migliorano già chiudendo a F/2.8; a F/4-F/5.6 ci sono ulteriori miglioramenti (più visibili su lati ed angoli) ma la resa migliore (da parte a parte) la si ottiene probabilmente con diaframma a F/8. A F/11 le immagini sono ancora buone ma iniziano a subire l'incidenza della diffrazione. 

La lunghezza focale di 28mm risulta effettivamente molto versatile, prestandosi bene a passeggiate, gite fuori porta, scatti in interni e ad alcuni tipi di eventi. 

NB: anche la resa su corpi con sensore APS-C è degna di nota; tra gli esempi due foto durante un tramonto a Polignano a mare (Bari) con il Sony SEL28F20 montato su Sony A5100, il cui fattore di moltiplicazione (1.5) restituisce riprese equivalenti a quelle di una lente con lunghezza focale pari a 42mm su formato pieno.

Qualche scatto d'esempio:
(SEL28F20 su Sony A7II / A5100 - Scatti in RAW con postproduzione in Adobe Lightroom)


Brindo con un amico ad una degustazione di oli d'oliva - Giovinazzo (Bari) 2016
Hibiscus rosso sotto una bouganville - Malfa, (Salina / Isole Eolie) 2016
Sean: golden retriever - Malfa (Salina / Isole Eolie) 2016
Imbarcazione al rientro - Polignano a mare (Bari) 2016 / 16:9 / APS-C
Scoglio dell'eremita - Polignano a mare (Bari) 2016 - (Stitched pano / 4 vertical shots/ APS-C)
Affaccio sul mare con gabbiani - Torre Quetta (Bari) 2016
Michael Nyman in concerto nel chiostro - Ostuni (Brindisi) 2016
Alberto Bianco - Live set - Docks 101, Locorotondo (Bari) - 2016

Link al prodotto su Amazon:
Sony SEL28F20 Obiettivo 28mm f2.0

Natura morente

A volte vien da pensare che l'uomo butti cemento un po' ovunque non tanto per costruire... ma perché cosciente di quanto poco durerebbe tutto il resto.

No, non ho cercato di firmare il quadretto, vedevo ciò passeggiando in uno dei posti più belli che abbia mai visitato: il percorso sul mare a Prá Venezia di Rinella, a Salina...

Qui, quasi tutti i tronchi delle piante di fico d'india erano incisi, come molte delle pale, irrimediabilmente sfregiate. Come la nostra cultura: lasciata morente, per svago

foto pubblicata da VincenzoDeVirgilio (@vincenzodevirgilio) in data:

Alberto Bianco - Live set @ Docks 101 - Locorotondo (Bari)


Docks 101, Locorotondo, per la terza volta.
Con buoni amici, buon vino e buon cibo... si parte da Bari all'inseguimento di buona musica.

Arrivati, ho ritrovato il già molto apprezzato locale con diversi miglioramenti e, ovviamente, sempre attivissimo nell'organizzazione di eventi musicali: ieri sera toccava al live set di Bianco.

Avevo già avuto modo di apprezzare Alberto Bianco e "i suoi ragazzi", già un paio di volte dal vivo; ho anche ascoltato i loro dischi, di cui gradisco e riascolto spesso parecchi brani ma... dal vivo... è un'altra storia.

Dal vivo offrono, oltre al buon cantautorato di base, un'esperienza d'ascolto diversa, molto, da quella raccolta dalle loro registrazioni: ci sono interpretazioni sempre fresche, con arrangiamenti che spaziano molto e che possono rivelarsi estremamente piacevoli anche per chi non è propriamente fan del genere.

"La felicità è un drago, fatto di gesti piccoli, ma così piccoli... quasi invisibili." - dice Bianco nella sua "Drago".

E così quando li si incontra: uno dei valori aggiunti della serata è stato il condividere sorrisi, vuotando al tavolo aneddoti e bicchieri.

Personcine molto molto piacevoli che, così come il loro amico/collega/ambasciatore Daniele Celona, vogliono divertirsi, con questo valore aggiunto, e rendono ogni tappa dei loro tour un bel ricordo.

"Corri corri corri corri, che non costerà mai niente, come sorridere alla gente, come sentirsi per un attimo importante..." - dicono Bianco e Levante in "Corri corri", ascoltate...

...il consiglio, come il pezzo, è bello, com'è bello vedere che loro non si risparmiano nel seguirlo.


"La strada tra la terra e il sole ancora non c'è", ma probabilmente esiste una stradella più o meno lunga tra voi e la prossima tappa di questi artisti...

In attesa di ascoltare i prossimi inediti di Alberto Bianco, non posso che consigliare la sua musica già prodotta, specialmente a chi ama il cantautorato italiano, specialmente ai romantici, e se avete la possibilità di scoprirlo (e/o ri-scoprirlo) live... fatelo. Non ve ne pentirete, che sia un genere sulla playlist nella vostra auto o meno.



Link al disco su Amazon:

L'illuminazione del giorno: flash Godox Thinklite TT685s e trigger X1-Ts per Sony!

Di cosa parliamo?
Il consiglio per gli acquisti del giorno riguarda un simpatico kit di giocattolini sparalampi: il flash della serie Thinklite di Godox, modello TT685s, accoppiato al trigger wireless Godox X1-Ts, entrambi da poco presenti sul mercato.


Compatibilità in dettaglio: la "s" nel codice di modello sta ad indicare la versione compatibile con le fotocamere Sony dotate di slitta multi-interfaccia, ovvero l'ultimo standard di casa Sony per la connessione degli accessori, introdotto qualche anno fa ed oggi adottato da tutti i modelli della linea mirrorless a lente intecambiabile ILCE - Alpha (a7, a7R, a7S, a7II, a7RII, a7SII, a6300, a6000, a5100, a5000, e la meno recente NEX-6), da alcuni corpi con tecnologia a specchio traslucido - SLT (a99, a77II, a68, a58) e dai modelli mirrorless a lente fissa (RX1, RX1R, RX1R II, RX10, RX10 II, RX10 III, RX100 II).

Perchè Godox e non Sony (o Mecablitz, Nissin...)?
Sony offre da sempre dei flash dall'altissima qualità costruttiva, belli, comodi ed estremamente affidabili. Questo però, non sempre crea un giusto rapporto con il prezzo di mercato (solitamente alto anch'esso) ed il numero di funzionalità offerte dal prodotto.

L'unica alternativa alle unità flash prodotte da Sony era, fino a poco fa, rappresentata dai prodotti dell'azienda Mecablitz: i fotografi conoscono da tempo l'affidabilità e la qualità dei prodotti "Metz", che sono offerti a prezzi abbastanza competitivi, ma Godox ha battuto tutti sul tempo offrendo un'unità potente, il supporto a funzionalità avanzate e le potenzialità del sistema wireless... il tutto ad uno street-price estremamente aggressivo.

(All'uscita sul mercato del kit Godox, l'unica opzione presente per chi volesse un kit flash+trigger con supporto per gli automatismi, era offerta da Nissin... ma il kit "Air 700" prevede un'unità flash meno potente e con un minor numero di possibilità di utilizzo.)

Nel mio caso, la scelta è ricaduta su questo Godox poichè funzionalità e prezzo si incontrano appunto in maniera eccezionalmente conveniente: il TT685s è il primo (ed al momento l'unico) flash ad alta potenza che sia nativo per fotocamere Sony ed utilizzabile con un sistema senza fili che supporti tutte le funzionalità principali (attraverso l'utilizzo dell'unità flash in accoppiata con il trigger Godox X1-Ts).

Anche Sony offre delle funzionalità di interconnessione senza fili tra i flash prodotti, ma per utilizzarle si è costretti ad acquistare più unità flash (che si comandano tra loro con un sistema del tutto diverso), il che comporta una spesa non paragonabile all'acquisto del kit semplice di Godox, e trattiene comunque le possibilità di utilizzo entro certi paletti.
NB: Sony ha anche annunciato (quasi in contemporanea con l'uscita del kit Godox per Sony) l'imminente uscita sul mercato di un sistema di controllo wireless (commander/trigger TTL+HSS); non ci sono ancora test dei prodotti in questione ma questo kit necessiterà, ovviamente, di un budget decisamente più elevato (e pare che lo stesso valga per un sistema che sarà offerto a breve da Phottix).

Punti di forza dell'unità flash:
1) Potenza: l'unità in questione vanta il 60 come NG, ed è in grado di sparare lampi con durata variabile tra 1/300 ed 1/20000 di secondo. I tempi di ricarica dichiarati spaziano in nel range 0.1-2.6. - (Su scheda tecnica, Godox associa i valori dei tempi di ricarica a test effettuato con batterie Eneloop Pro, delle quali vi parlerò a fondo pagina, che dovrebbero inoltre offrire un’autonomia di circa 230 lampi a piena potenza.)

Tecnicismi in breve: NG - per i non adetti ai lavori, NG sta per "Numero Guida", che, senza troppi giri di parole... è un valore che indica la potenza del flash usando dei riferimenti standard (che da noi comunemente sono un valore di sensibilità ISO=100 ed una distanza espressa in metri). In poche parole: più alto è il NG, più distante potrà essere la scena ripresa ed illuminata con pari efficacia.
Per comprendere meglio l'importanza del NG bisogna fare un passo indietro a quando non c'erano gli automatismi offerti dalla lettura TTL: le unità flash non regolavano automaticamente la potenza del lampo. e l'unico parametro su cui intervenire per regolare l'esposizione era l'apertura del diaframma (la regolazione dell'otturatore è irrilevante poichè i tempi di esposizione non hanno effetti sull'esposizione alla luce del flash); così, prima, per calcolare l'apertura da utilizzare per una corretta esposizione, era necessario conoscere il NG del flash, ad una data sensibilità, e quindi procedere con l'applicazione della formula DIAFRAMMA=NG/DISTANZA (ovvero distanza=ng/diaframma).


NB: per completezza, per chi si avventura in questo mondo per la prima volta è necessario fare presente che: al variare della sensibilità, il NG non varia in maniera direttamente proporzionale, poichè la luce varia d'intensita in funzione del quadrato della distanza; raddoppiando la sensibilità da 100 a 200 ISO, un NG di 20 non diventerà 40 (ma di fatto circa 28); se si raddoppia la distanza tra flash e scena ripresa, la luce che illuminerà la scena non sarà dimezzata, ma ridotta ad 1/4.
Per riepilogare quest'ultimo concetto in modo più pragmatico e semplice: ad ogni raddoppiare degli ISO, per mantenere l'esposizione costante, il valore dell'apertura (f) andrà moltiplicato per la radice quadrata di 2 (ossia 1.4); in pratica, il diaframma che a 100 ISO è f5.6, a 200 ISO sarà f8, a 400 ISO sarà f11 e così via.... (Lo stesso calcolo si applica al NG, un NG di 15 a 100 iso diventerà 21 a 200 ISO, 30 a 400 ISO e così via...).


2) Parabola orientabile e motorizzata: una caratteristica fondamentale per poter utilizzare l'unità flash in maniera più furba e creativa è rappresentata dalla possibilità di poter orientare il fascio di luce, in maniera da poter evitare un'illuminazione diretta (che solitamente appiattisce l'immagine e restituisce ombre più dure e/o punti bruciati, riflessi antiestetici, occhi rossi ecc...) ed usare una luce di rimbalzo, dopo aver riposizionato la testa del flash orientando la parabola verso il soffitto, verso una parete laterale, un riflettore o altro... Nel caso specifico, l'unità Godox è di tipo "swinging/tilting", ovvero permette l'escursione della testa su due assi (0/360° in orizzontale e -7/90° in verticale). La parabola è inoltre motorizzata, in grado di "leggere" la lunghezza focale della lente utilizzata ed adattarsi di conseguenza (le specifiche tecniche riportano un range di copertura 20-200mm, esteso a 14mm se si utilizza il pannellino integrato dedicato agli scatti con grandangolo).

3) Controlli per l'esposizione e la sincronizzazione: l'unità Godox offre pieno supporto per gli automatismi offerti dalla tecnologia TTL, al quale sono affiancate una serie di possibilità estremamente interessanti come l'utilizzo in modalità HSS (fino a 1/8000 di secondo), l'utilizzo in modalità stroboscopica (multi-flash), la classica scelta per la sincronizzazione con prima o seconda tendina dell'otturatore ed altro ancora... Non mancano, ovviamente, le possibilità di avvalersi dei controlli in modalità manuale e di regolare la compensazione del flash (possibile attraverso incrementi di 1/3 di stop).

Tecnicismi in breve: TTL - acronimo dall'inglese "Through The Lens" ("attraverso la lente") - è un automatismo evoluto che permette al flash di regolare il lampo di luce in base all'esatta necessità della scena inquadrata, questo grazie alla comunicazione con il corpo camera, che fornisce al flash la misurazione esposimetrica conseguente alla quantità di luce che effettuvamente passa "attraverso la lente" ed impatta sul piano sensore (una lettura estremamente precisa e molto diversa da quella che potrebbe essere effettuata da un esposimetro posizionato, ad esempio, sulla testa di un flash.

Tecnicismi in breve: HSS - acronimo di "High Speed Sync", ovvero "sincronizzazione ad alta velocita" (con tempi di esposizione rapidi). Una funzionalità utile per superare alcune limitazioni: ogni fotocamera ha una diversa "velocità di sincronizzazione flash" (per esempio, quella della mia Sony ILCE-A7II è di 1/250 di secondo), che è la velocità (dell'otturatore) oltre la quale si inizierà ad avere un'illuminazione anomala della scena ripresa se si utilizza un flash (presenza di una banda nera sull’immagine).
Normalmente, al momento dello scatto, l'otturatore della fotocamera espone il sensore facendo aprire una prima tendina, lasciando passare la luce necessaria, quindi chiudendo una seconda tendina. La velocità delle tendine è dettata dal tempo di posa impostato, quando questo è più breve della "velocità di sincronizzazione flash" (nel mio caso più breve di 1/250, quindi, ad esempio 1/1000), il lampo emesso non ha il tempo di raggiungere il sensore mentre questo è completamente esposto, perchè la seconda tendina sarà già in movimento per chiudersi, coprendo parzialmente il sensore e facendo risultare una porzione dell'immagine più buia (la classica banda scura).

Con la modalità HSS è possibile superare il tempo limite per la sincronizzazione flash, poichè il flash non emetterà più un singolo lampo, ma pi lampi consecutivi, durante tutto il movimento delle tendine, illuminando quindi con ogni lampo una porzione diversa di immagine e permettendo così di ottenere un'illuminazione uniforme.


Un classico esempio dell'utilità dell'HSS lo si ha quando vi è necessità di utilizzare un flash per un ritratto in piena luce e si vuol mantenere il diaframma aperto per ottenere lo stacco di un soggetto dallo sfondo con una sfocatura accentuata: in condizioni simili sarà necessario accorciare drasticamente il tempo di posa (quindi velocizzare parecchio il lavoro dell'otturatore), poichè il fermarsi alla velocità di sincronizzazione flash restituirebbe uno scatto inevitabilmente sovraesposto.


4) Collegamento wireless:
Il TT685s offre un ampio potenziale per gli utilizzi creativi grazie alla connettività senza fili, questi integra infatti un ricevitore con tecnologia wireless a 2.4Ghz che ne permette la comunicazione con un trasmettitore (trigger) in un raggio di 100m, con una selezione di 32 canali e la possibilità di organizzare e gestire 3 gruppi di unità flash.
A tutto ciò si aggiunge anche la compatibilità con il Sony Wireless Lightning System (WL), ovvero la possibilità di comunicare con il sistema senza fili (ottico) dei flash Sony (es. HVL-F60M, HVL-F43M, HVL-F32M)), sia come unità master che come unità slave.

Prime impressioni:

Aprendo la confezione del Godox TT685s si trova: 
-L'unità flash
-Un piccolo manuale
-Il certificato di garanzia Godox
-Un panno in microfibra
-Una custodia per il trasporto dell'unità, molto comoda e ben realizzata
-L'unità flash rivestita da pellicole protettive e con un "tappo" in plastica che funge da protezione per i contatti
-Uno stand che fa da piccolo piedistallo per l'utilizzo del flash "off-camera" (e che è possibile riporre in un apposito taschino ricavato nella custodia del flash)
-Una busta contenente un kit per la luce colorata (filtri, portafiltri e strisce in velcro per fissare ed utilizzare il tutto sulla testa dell'unità flash)
-Un diffusore in tessuto di quelli "a calzino"

La confezione del trigger è invece più essenzialie, e contiene solo il trigger (anche questo con "tappo" di protezione sui contatti), un manualetto ed il certificato di garanzia.


L'unità non passa inosservata, le specifiche dichiarano approssimativamente 410g in 190x76x64mm, e c'è da considerare che la stessa è da alimentare attraverso 4 batterie di tipo AA.
La qualità costruttiva dell'unità flash è del tutto soddisfacente e restituisce un aspetto gradevole e sensazione di solidità durante i movimenti della testa (forse un po' duri quelli sull'asse orizzontale); i tasti sono ben disposti, apparentemente robusti e con un piacevole feedback al tatto. All'interno della testa, nella loro posizione classica, sono riposti anche il pannellino che fa da diffusore per grandangoli ed il catchlight-panel, questi sono bloccati anche da una piccola sicura in plastica, che ne rende l'estrazione non proprio immediata. Un dettaglio che potrebbe sollevare qualche perplessità è rappresentato dall'aggancio per la slitta, su cui sono presenti i contatti: questo è realizzato in plastica dura e non in metallo.


Il trigger invece è molto compatto, misura 72x75x52mm ed aggiunge solo 90g al corpo macchina (più le due batterie AA necessarie per alimentarlo). In effetti, questo è leggerissimo e non sembra un oggetto fatto per poter esser maltrattato... difficile giudicarne subito la qualità costruttiva, sembra ben fatto: la rotella di selezione sul fronte sembra un po' troppo "leggera" ma l'assemblaggio generale risulta senza sbavature, il display ben leggibile ed il design intelligente e pulito; anche questo dispositivo presenta l'aggancio per slitta realizzato in plastica: vedremo come questi materiali reggeranno nel tempo...


Entrambi i dispositivi integrano una porta USB, hanno quindi la possibilità di essere connessi al PC per poter installare aggiornamenti del firmware.

Per datasheet ed info complete su tutta la linea di prodotti vi rimando al sito del produttore: http://www.godox.com/EN/

A conferma (spero) delle prime buone impressioni e della versatilità promessa dai prodotti, seguirà post dedicato, corredato di qualche scatto ed eventuali ulteriori considerazioni.
Stay tuned!

Extra - accessori per l'alimentazione:
Per alimentare questo lampeggiatore avido di energia ho studiato un po' il mercato, da bravo tecnico, e quindi selezionato la soluzione per me più conveniente in termini di rapporto costo/prestazioni/affidabilità; la scelta si compone da:



1) Batterie Eneloop PRO
Originariamente prodotte da Sanyo, oggi sotto marchio Panasonic a seguito di acquisizione, queste batterie ricaricabili con tecnologia all'idruro di Nichel offrono una capacità di 2500mAh, 500 cicli di ricarica ed una garanzia dell'85% di capacità a distanza di un anno.
Nel caso specifico mi riferisco all'ultima generazione del formato AA da 4 celle, con tensione nominale di 1.2V. E pensate un po'... sono vendute già cariche! :)

NB: un'ottima alternativa per contenere la spesa sono le batterie ad alta capacità (versione nera) marchiate Amazon, che garantiscono prestazioni quasi identiche (min.2400mAh per 500 cicli), superano i test con risultati sorprendenti e, secondo molte fonti, sarebbero letteralmente Panasonic (o Fujitsu, azienda controllata da Panasonic), semplicemente rimarchiate (hanno di fatto gli stessi codici prodotto).

2) Caricabatterie Technoline BC700
Caricatore intelligente in grado di caricare batterie con tecnologie NiCd o NiMh di formato AAA (micro) o AA (mignon) con capacità fino a 3000mAh con corrente di carica variabile tra 200, 500, o 700 mAh. Robusto, di buona fattura e compatto abbastanza per essere portato in viaggio (130x75x40mm), è inoltre in grado di caricare le batterie alloggiate gestendo in maniera separata ogni canale, di effettuare dei check sulle condizioni delle batterie e dispone anche della funzioni di "scarica" e di "refresh" per le batterie mal utilizzate. Il display fornisce tutte le informazioni necessarie al monitoraggio delle batterie e la circuiteria elettronica integra tutti i sistemi di protezione necessari per lasciarlo lavorare in tutta tranquillità.


Alla prossima! ;)

Incontrando Michael Nyman ad Ostuni


Se, una ventina d'anni fa, qualcuno mi avesse detto che avrei incontrato di persona Michael Nyman, riportandomi il mio primo pensiero a pochi passi da lui... probabilmente non ci avrei creduto.

Nonostante egli abbia raggiunto la popolarità per le musiche di "Lezioni di piano" (lungometraggio pluripremiato del '93), io ho conosciuto la musica di Michael Nyman "solo" nel 1997, immergendomi in GATTACA (uno dei film più belli che abbia mai visto), la cui colonna sonora è, a mio parere, una delle più riuscite opere d'unione, tra immagini e note, mai realizzate.
(Ho dovuto attendere che Christopher Nolan reclutasse Hans Zimmer, dando vita ad Interstellar, per emozionarmi di nuovo in maniera simile).

E così... ho spalancato gli occhi quando, girovagando sul web, ho letto che Michael Nyman avrebbe suonato per un evento pugliese, con posti limitati, ad un'oretta di macchina da casa mia.
Biglietti presi al volo, il 29 giugno, senza neanche leggere tutti i dettagli dell'evento.

22 Luglio 2016, ancora incredulo mi metto in auto per raggiungere Ostuni, quindi il Chiostro di San Francesco, scelto come location per questa tappa della nuova rassegna musicale "PIANOSTUNI". 

Il chiostro è modesto ma accogliente, con file di sedie (neanche tante) un po' troppo strette tra loro: per infilarsi nel pubblico bisognava dar fastidio a qualcuno.

Posti a sedere non numerati: rimbalzo da alcuni centrali, un po' distanti, a quelli in quarta fila più laterali, nella speranza di portare a casa qualche foto ricordo ma iniziando subito a chiedermi, insieme ad altri dietro di me, come mai le prime due file fossero completamente vuote...

Presto detto: tutti posti riservati a "vip", che probabilmente non avevano idea di chi stesse per esibirsi, probabilmente di quelli che si ritrovano d'ufficio il bel posto assicurato alla rassegna... solo per essere amici, parenti o "rappresentanti" di qualcuno, anche se poi non han voglia di andarci.

Inizio previsto per le ore 21:00 ma, un quarto d'ora dopo, le prime file erano ancora tutte vuote... 
Questo ha fatto un po' innervosire quelli che ci tenevano di più, tra cui il sottoscritto, ed anche un assistente di Mr. Nyman che, dopo un veloce controllo, con un simpatico accento ci ha detto: "chi vuole può venire avanti, se altri arrivano tardi impareranno forse un po' di rispetto".
Mi sono improvvisamente materializzato in prima fila.

Nyman entra senza cerimonie, affonda le dita tra i tasti senza neanche cercare la posizione più comoda per sedersi: che calzini!

Già... "che calzini!".
È questa la prima cosa che ho pensato ascoltando Michael Nyman a pochi passi da me.

L'artista si era tuffato improvvisamente nelle note, mettendo il piede destro sui pedali del piano e lasciando il sinistro in comodità... era seduto in una posizione che dichiarava estro e simpatia, mettendo in mostra degli eccentrici calzini... ma la distrazione è durata poco, in qualche istante eravamo già tutti immersi nella musica.


Avevo previsto di poter sentire dei solchi sulle guance, durante l'esecuzione di brani tipo "The Morrow" o "The Departure"... non avevo immaginato, però, di potermi commuovere anche per brani "sconosciuti".


Un'esperienza meravigliosa, un concerto intenso in cui l'artista non si è risparmiato, nonostante l'evidente stanchezza.


Il clima era tranquillo ma immaginavo l'avrebbero blindato, subito dopo l'esibizione, invece... me lo son ritrovato di fronte!

Ho voluto ringraziarlo, nello stringergli la mano, e ci ho tenuto a dirgli che la sua musica, tra altre cose, è in grado di rendere la gente migliore.

Thank you so much, Mr. Nyman, hopefully we'll meet again.

Recensione Sony A5100 - il piccolo gioiello mirrorless!


Di cosa parliamo
Sony A5100: fotocamera mirrorless evoluta, ultracompatta, con sensore APS-C e tecnologia Hybrid AF; importante evoluzione della precedente A5000 (dalla quale eredita il corpo) e controversa scelta di Sony come nuovo riferimento entry-level per la famiglia “Alpha mirrorless” (E-mount).

Tecnicismi in breve:

“Mirrorless”: fa riferimento alla categoria di corpi senza specchio, le “vecchie” reflex “SLR” – “Single-Lens Reflex” adottavano una tecnologia che si avvaleva di uno specchio e di un penta-prisma; la mancanza di questi due componenti permette (tra le altre cose) di produrre corpi mirrorless aventi dimensioni più compatte e peso ridotto. Sony, a valle dell’acquisizione di Minolta e del know-how sulla progettazione di sensori, è stata la prima vera azienda ad aprire il mercato (semiprofessionale e professionale) verso le tecnologie senza specchio, introducendo già tempo prima una linea innovativa di corpi categorizzati come “SLT” che sostituiva specchio e penta-prisma con una pellicola semitrasparente (Single-Lens Traslucent) e, successivamente, iniziando a produrre un’intera linea di corpi mirrorless con lenti ed accessori dedicati (Serie NEX / oggi Alpha).
“Formato pieno”: fa riferimento alle dimensioni del sensore, le fotocamere sul mercato sono spesso categorizzate anche secondo questo parametro (quando spesso leggiamo: APS-C, Micro 4/3, 1”… leggiamo informazioni su un sensore con dimensioni “ritagliate”, rispetto al “formato pieno”, ogni categoria/dimensione di sensori avrà uno specifico “crop factor” che renderà la fotocamera più o meno indicata per determinate utenze). Il formato pieno (full frame) indica un sensore dal formato equivalente alla pellicola 35mm.


“APS-C”: acronimo di Advanced Photo System tipo Classic, è un formato ridotto di sensore, avente dimensioni simili a quelle di un negativo nell'omonimo formato, ora obsoleto. Le misure di tale negativo erano 25,1 × 16,7 mm, con fattore di forma (base:altezza) pari a 3:2. La tecnologia APS-C ha introdotto numerosi vantaggi (minori costi/pesi/ingombri, moltiplicazione della lunghezza focale, maggiore profondità di campo) ed è oggi lo standard più diffuso (questo grazie anche a nuove tecnologie dei sensori, che permettono di ottimizzare il rapporto segnale/rumore, compensando così l’effetto collaterale più rilevante dei formati ridotti: il maggior degrado di qualità delle immagini a sensibilità ISO più elevate). Il fattore di moltiplicazione per le lunghezze focali, nel caso di Sony, è di 1.5 (Es. un 50mm, innestato su un corpo Sony con sensore APS-C, avrà un angolo di campo variato e sarà equivalente ad un 75mm su formato pieno).


Marchio e modello

Con la A5100, Sony presenta l’ennesima accoppiata azienda/prodotto in grado di offrire un compromesso davvero interessante, nonché tecnologicamente sorprendente.
Concorrenza: al momento del lancio sul mercato di A5100, la concorrenza esterna era di fatto inesistente. Il mercato mirrorless è però cresciuto rapidamente ed è in sviluppo continuo; ad oggi ogni grande produttore offre soluzioni mirrorless ma Sony continua a primeggiare ed a far valere la sua maggiore esperienza con queste tecnologie. Fujifilm, Panasonic e Olympus hanno fatto passi da gigante ed offrono oggi ottimi prodotti (non direi la stessa cosa di Canon e Nikon) anche se difficilmente si riescono a paragonare con i compromessi offerti da Sony (specialmente in termini di form-factor e tecnologie implementate).

Acquisti alternativi: c’è da dire che, restando in ambito mirrorless (un paragone con SLR/SLT non ha molto senso), è difficile trovare un prodotto simile alla A5100 ad altro marchio (trovo personalmente che alcuni modelli di altri produttori siano eccellenti, ma non paragonabili). La stessa Sony offre (con sensore identico) l’eccezionale A6000, che per molti è l’unico vero acquisto alternativo (ad un centinaio di Euro di differenza) e che è anche l’origine di tutte le controversie riguardanti la A5100. Le differenze tra le due però, oltre ad essere importanti, sono anche caratteristiche fondamentali che indirizzano un prodotto (o l’altro) verso target d’utenza più definiti. Nello specifico, la A6000 è equipaggiata con: un mirino elettronico, una slitta per flash/accessori, uno schermo inclinabile a 90° verso l’alto ed a  45° verso il basso, un corpo più importante con diversa ergonomia ed impugnatura, ghiere dedicate, diversi tasti funzione personalizzabili e scatto a raffica fino a 11fps (queste le caratteristiche più rilevanti non presenti sulla sorella minore). La A5100 è, per contro, tascabile (o quasi, sta in tasche comode), superleggera e si rivolge in maniera più diretta ad utenti che si avvicinano alla fotografia o a quelli che, senza voler scendere di livello qualitativo, necessitano di massimizzare la portabilità, di un dispositivo più “social-friendly” o di un secondo corpo a costi contenuti. (Esiste da poco la A6300, evoluzione di A6000, ma costerebbe più del doppio ed implementa funzionalità che sono rivolte ad un target d’utenza molto più ristretto, su tutte: il comparto video con 4K e l’Hybrid-AF utilizzabile con lenti di terze parti tramite smart adapters.)
Rapporto qualità/prezzo: per questo è necessario considerare attentamente il prodotto poichè, oltre alle potenzialità, la A5100 eredita da alcune reflex anche il prezzo, pur sembrando una compattina “point & shoot”. Questa cosa ha fatto storcere il naso a parecchie persone, che non riescono a comprenderla come alternativa di A6000.

Possibilità di utilizzo: tantissime. Non è un prodotto da “lampisti”, o utilizzabile da chi vive tra studio e cerimonie, ma è una compagna di viaggio eccellente ed ottimo secondo corpo per avvalersi, all’occorrenza, di autofocus performante e lunghezza focale “extra”. Per molti che già usano una borsa con corpo camera ed un paio di lenti... sarà anche il tappo perfetto per una seconda lente.


Caratteristiche principali ed innovazioni

Il sensore installato nella Sony A5100 è un CMOS Exmor® APS-C (23,5 x 15,6 mm) da 24.7 MP (24.3 mega-pixel effettivi), affiancato dal processore BIONZ X che gestisce tutto molto bene, mantenendo la risposta della fotocamera sempre reattiva. La tecnologia più importante a bordo della Sony A5100 è sicuramente il sistema di messa a fuoco automatica, di tipo ibrido (“Fast Hybrid AF”) poiché unisce l’utilizzo di due tecnologie diverse di messa a fuoco: quella a rilevazione di fase (179 punti) e quella a rilevazione di contrasto (25 punti). Questo stesso identico sensore (con relativo sistema di autofocus) è stato già adoperato da Sony, con enorme successo, sulla ’eccezionale A6000; con la A5100 Sony rende le stesse potenzialità praticamente tascabili.
Tra le caratteristiche più interessanti di A5100 ci sono anche le possibilità offerte dal comparto video (che offre alta definizione FHD e la possibilità di riprendere nei formati .AVCHD 2.0 / Mp4 / XAVC-S) e lo schermo LCD inclinabile verso l’alto, fino a 180°, utile per scatti creativi e/o autoritratti (agevolati dal software che implementa anche un self-timer).
Come su altri modelli Sony, A5100 ha la possibilità di installare le App (alcune delle quali sono molto interessanti) e supporta funzionalità NFC One touch e Wi-Fi®.
Altra novità introdotta in questo modello del segmento è il touch-screen (divertente e molto utile per i vlogger; la funzionalità del touch è limitata alla messa a fuoco, le impostazioni rimangono navigabili esclusivamente tramite pulsantiera ma sarebbe comunque difficile gestirle diversamente).
La A5100 incorpora un piccolo flash (GN4), che però tornerà utile in poche occasioni, più che altro come fill-in, data la ridottissima portata.

Il tutto è racchiuso in un corpicino da 283g (peso con batteria e supporto di memoria), dalle misure di 109,6×62,8×35,7mm e che mantiene standard qualitativi e potenziale di alto livello, fino a poco tempo fa associati esclusivamente a grosse e costose reflex.
L’ergonomia in genere è ottima: i tasti sono facilissimi da raggiungere, il display e gli sportellini comodi da gestire; l’impugnatura è molto più piccola rispetto a quella su A6000 ma la comodità di questa è soggettiva e varia da mano a mano, personalmente la trovo più comoda (mani di taglia media) poichè stressa di meno le dita che non vengono utilizzate per avvolgere il corpo macchina.

La A5100 è venduta in due diversi kit: uno con corpo macchina e lente PZ 16-50mm F3,5-5,6 OSS ed uno con due lenti, nel quale viene aggiunto un secondo zoom 55-210mm F4,5-6,3 OSS. I kit sono molto convenienti e permettono di prendere, a poco prezzo, due zoom versatili, estremamente compatti, stabilizzati ed in grado di sfruttare a pieno la tecnologia di messa a fuoco. Non si tratta di lenti particolarmente luminose (specialmente il 55-210), ma si dimostrano essere abbastanza preformanti e danno la possibilità di viaggiare leggeri, portandosi dietro praticamente un mini corredo, in grado di coprire un’ampia escursione di lunghezza focale: da buon grandangolo a teleobiettivo spinto. Per fotografia in condizioni di buona luce e risultati entro le aspettative di una “kit-lens”, le lenti offerte nei kit sono un buon affare.

(Sempre in merito ai buoni affari, è da segnalare il trittico di lenti E-mount offerte da Sigma: si tratta di un 19, un 30 ed un 60mm targati “Art”, progettati per copertura APS-C. Le lenti sono economiche, compatte ed offrono qualità ottica molto elevata e bokeh/sfocato molto gradevole, permettendo di sfruttare buona parte del potenziale del sensore della A5100. L’unico limite è rappresentato dall’autofocus, funzionante e reattivo ma senza pieno supporto per il tracking dei soggetti (“4D focus”), essendo la tecnologia Sony funzionante solo in una piccola parte al centro dell’inquadratura).

NB: il 16-50 incluso nel kit base è uno zoom della serie Sony “PZ” (Power Zoom), uno zoom guidato elettronicamente (non meccanicamente come quelli tradizionali) che offre, a fronte di un minimo lag, la possibilità di variare la lunghezza focale sia tramite il classico anello per lo zoom che tramite una levetta sul lato del barilotto; con l’utilizzo dei PZ la lunghezza focale viene riportata in tempo reale sul display e, nel caso di A5100, è possibile comandare lo zoom anche tramite la levetta vicina ai controlli per accensione e scatto (come retaggio di molte compatte). Questo torna particolarmente utile in ambito di videomaking, dove è spesso necessaria un’azione dello zoom più fluida. La lente è anche una delle più compatte di tutta la linea E-Mount (quasi un “pancake”) ed offre una messa a fuoco sorprendentemente reattiva. (Il più rilevante dei difetti di natura ottica è la distorsione, ma questa viene corretta efficacemente in automatico, se si scatta in JPG, o in fase di sviluppo, quando si scatta in RAW, semplicemente applicando il profilo lente dedicato.)

Per l’elenco completo delle specifiche vi rimando alla scheda tecnica sul sito del produttore:
http://www.sony.it/electronics/fotocamere-obiettivo-intercambiabile/ilce-5100-body-kit/specifications 



Altre considerazioni pro/contro

Sono fan di Sony già da tempo ormai, dopo le SLT sono approdato alle mirrorless grazie alla A6000 (che ho adorato ed usato per un annetto) ed ora ho nella borsa principale una A7II (di cui ho scritto qui), ma mi serviva un secondo corpo che andasse anche bene per uscite con fotocamera “a scomparsa”.

La a5100 è per molti versi essenziale: è assente la slitta per flash esterni (caratteristica in linea con la portabilità); sono assenti ghiere tradizionali e selettore della modalità di scatto; la pulsantiera è ridotta al minimo (ma è personalizzabile, e questo aiuta moltissimo) e personalmente avrei gradito almeno un pulsantino in più; inquadrare e comporre è possibile solo tramite live-view del display e l’assenza del mirino si fa sentire (forse più per abitudine che per necessità, è sempre un po’ strano scattare con corpo camera a livello degli occhi) anche se, il più delle volte, il display si comporta in maniera soddisfacente anche in condizioni difficili, grazie alla modalità dedicata alle giornate soleggiate. Le mancanze sottolineate escludono a monte la scelta della A5100 per l’utilizzo in contesti con esigenze specifiche (per i quali, come già detto, ci sarebbe la A6000), ma la piccola mirrorless si difende comunque egregiamente, implementando tecnologie e funzionalità al pari di modelli top di gamma (controlli manuali e semiautomatismi, focus peaking, zebra, ecc..); il sensore restituisce un livello di dettaglio eccezionale, ottima gamma dinamica, notevoli possibilità di crop ed una buona tenuta ad ISO medio-alti.

Ancora, l’autofocus è velocissimo, in grado di permettere riprese sportive ed il tracking di soggetti in movimento, anche in combinazione con lo scatto a raffica di ben 6fps (valido anche per i files RAW).

E la portabilità di tutto ciò… è l’incredibile.


Prove sul campo

Allego qualche scatto di prova fatto in giro divertendomi con il PZ 16-50mm F3,5-5,6 OSS, in dotazione nel kit; per qualsiasi altra informazione sul gioiellino... contattatemi pure tramite uno dei canali social.







...ed a seguire un link di affiliazione Amazon per l'acquisto del prodotto:

Sony Alpha 5100L Fotocamera Digitale Compatta, con Obiettivo Intercambiabile, Sensore APS-C CMOS Exmor da 24.3 MP, Obiettivo 16-50 mm Incluso, Nero

Alla prossima! ;)

Serie "Stranger Things" by Netflix - Il consiglio senza spoiler


C'è tutto.

Più precisamente: c'è tutto ciò che potrebbe esserci per chi ama e porta sempre con sè i mitici "eighties", poco importa che li si porti nel cuore... o sulla carta di identità.

"Stranger Things" - 15 luglio 2016 - è l'ultimo "piccolo" capolavoro targato Netflix: una serie tv in stile anni 80 prodotta a regola d'arte, che riproduce alla perfezione l'atmosfera peculiare di alcune produzioni (ormai trentennali) che han fatto scuola, e coivolge gli spettatori in un'avventura fanta-thriller con le sfumature dark di un horror accessibile a tutti.

Sembra che Rob Reiner, John Carpenter, Wes Craven, King, Spielberg ed ovviamente Lucas... siano stati tutti lì, a divertirsi nel backstage, con al centro Richard Donner, e sembra che tutti abbian voluto brindare a quel periodo che tanto avrebbe da insegnare, in materia di produzioni sci-fi, alle realtà "più evolute" che sono seguite.

Difficile scegliere se lodare prima la regia o il cast, c'è dell'eccellenza da entrambi i lati della macchina da presa, a mio parere.

Alla direzione ci sono i fratelli Matt e Ross Duffer, che partono proprio con l'intenzione di realizzare un omaggio agli anni 80, ed ottengono un risultato splendido, unendo alla perfezione idee, regia e tecnologia.
Le tecniche di ripresa si legano in maniera artistica agli effetti vintage, la colonna sonora ed i synth ipnotici del "main theme" fanno da raggio traente per tutta l'opera; il tutto risulta avere un'impronta unica, decisamente distintiva nel panorama contemporaneo, forse rivoluzionaria.

Di fronte alle macchine da presa c'è poi un cast meraviglioso, con nota di lode per i volti giovanissimi, che non dovrebbero saperne molto di quel mondo che stanno inscenando, eppure... risultano perfetti per un teen-movie ambientato nel 1983.
Sono Finn Wolfhard, Millie Bobbi Brown, Gaten Matarazzo e Caleb McLaughlin, e sono fantastici quanto coloro che li han selezionati.
Non sono da meno gli attori più grandi, specialmente quelli già noti (Winona Ryder, David Harbour, Matthew Modine), che non arrivano certo allo spessore dei colleghi più piccoli, ma danno comunque un bel corpo alle vicende :)

L'inaspettata forza maggiore di questa produzione è sicuramente racchiusa nella morsa nostalgica, in quell'effetto tanto stupefacente quanto malinconico che trascina nel piccolo schermo gli "spettatori perfetti", quelli in grado di raccogliere le numerosissime citazioni disseminate nelle 8 puntate.
Per questi... ci sono colpi al cuore.

Immaginate di chiedervi cosa possa accomunare: The Clash, Star Wars, Radagast, l'andare in due sulla bici, Dungeons & Dragons, Darth Vader e Yoda, baracchini e walkie talkie, The Goonies, The thing, i fortini di campagna, una fionda, i walkman e i radioloni, il Millennium Falcon, le location di J.R.R. Tolkien, Il prof. X della Marvel, l'Africa dei Toto, E.T., gli X-Men... siete in overdose o del tutto smarriti?

Beh... poco importa, i meno vicini al background culturale nerd potranno interpretare le citazioni come consigli: se la lista precedente vi fa sentire smarriti... avete tanto da recuperare e con cui sognare.
Se, al contrario, avete il battito accellerato già solo leggendo... sappiate che Stranger Things vi farà viaggiare, e vi farà tornare in mente TUTTO: le nottate con gli amici, le prime esperienze di gioco, le esplorazioni e le avventure, lacrime, sorrisi e forse finanche il primo bacio.

Ovviamente non rivelerò nulla in questa sede, ed il giudizio l'avrete già dedotto dai complimenti sparsi, quindi... questa è una di quelle volte in cui LA domanda, quella voce ridondante che la testa di molti intona ed urla... ha una risposta facile, ed è anch'essa urlata:

- Stranger Things, Should I Stay Or Should I Go?!?
- GO!

Presentazione del rapporto "FUORI CAMPO" di Medici Senza Frontiere a Bari.

Ho provato vergogna.

Arrivo a dibattito iniziato, ascolto, chiedo del materiale, apro, sfoglio... e subito salta all'occhio uno specchietto, uno su tutti, quello che riflette le immagini della città in cui vivo, e che riporta:
"BARI, EX SET - Nel novembre 2014 il Comune di Bari trasferisce circa 170 rifugiati, provenienti da Corno d’Africa e Africa subsahariana e arrivati in Italia nel 2011 durante la cosiddetta “Emergenza Nord Africa”, da una struttura occupata - l’ex convento di “Santa Chiara” - in una tendopoli allestita all’interno di una fabbrica dismessa, l’Ex Set. L’intenzione è di limitare la permanenza a un massimo di 45 giorni, prima di procedere al trasferimento in un luogo più idoneo. I rifugiati si trovano tuttora nel capannone dell'Ex Set. Le condizioni di vita nella tendopoli sono indegne. Non ci sono porte e le finestre sono rotte. Escrementi di piccioni sono ovunque. In almeno un’occasione uno dei rifugiati è stato costretto a ricorrere alle cure di una struttura ospedaliera per il morso di un ratto. Le tende della Protezione Civile, grandi venti metri quadrati, ospitano ciascuna 8 persone, senza distinzioni di sesso o nuclei familiari. Quando piove l’acqua entra all’interno. I muri dello stabile presentano crepe e vaste macchie di umido: l’intonaco cade sulle tende. D’estate la temperatura rende l’aria irrespirabile costringendo i rifugiati a dormire all’aperto. Pezzi di amianto che si trovavano nel cortile adiacente il capannone sono stati rimossi solo nell’agosto del 2015. Da novembre 2015, una dozzina di rifugiati sono stati trasferiti dall’Ex Set in un’altra struttura di proprietà pubblica, “Villa Roth”, insieme ad alcuni nuclei familiari italiani. A più riprese i rifugiati hanno richiesto al Comune uno spazio pubblico in disuso da riqualificare anche attraverso il proprio lavoro e adibire ad abitazione, al posto delle tende. Le controproposte del Comune oscillano tra il trasferimento in container in una zona semiperiferica della città oppure in un dormitorio aperto dalle 8 di sera alle 8 di mattina, poco lontano dal centro di prima accoglienza di Bari-Palese: come tornare al punto di partenza, ai giorni successivi allo sbarco, dopo anni di permanenza nel nostro paese."
Ho provato vergogna.
Quanto sopra citato è contenuto in:"FUORI CAMPO - Richiedenti asilo e rifugiati in Italia: insediamenti informali e marginalità sociale".

Ho provato vergogna.
Trattasi di un rapporto di Medici Senza Frontiere, redatto a valle di un ampio lavoro su tutto il territorio nazionale, e presentato ieri, martedì 28 giugno 2016, a Bari, in un evento tenutosi presso l'ex liceo classico Socrate (oggi "Socrate occupato") in via Fanelli 206/16b, dalle ore 19:30 alle ore 22:00.


Ho provato vergogna.
Scrivo con cura tutte le informazioni dell'evento... per sfogo, lanciandole ancora una volta in viaggio sull'inutilità di una comunicazione volta a ricercare, sensibilizzare, aiutare, crescere... 

Ho provato vergogna.
L'evento prevedeva un dibattito moderato al quale erano state invitate le istituzioni, in una location centrale, provocatoria, che è solo il primo manifestarsi di in una realtà ben più grave, ma che le istituzioni non hanno voluto visitare e, per quanto possibile, respirare.

Ho provato vergogna.
E l'ho provata per l'ennesima volta nella "mia" città, che ha rappresentato alla grande il "mio" paese, come sempre fa, quando c'è da primeggiare in questo turbamento: vergogna.

Link alla pagina di pertinenza sul sito MSF:
http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/fuori-campo-mappa-dell%E2%80%99accoglienza-che-esclude