Il valore delle pietre di valore.

Raccogli una pietra: non ha valore intrinseco, si può parlare di... valore estraneo?

Fà viaggiare la pietra, come un souvenir. Regala la pietra, ricordi, racconti. Fà che qualcuno possa viaggiare da fermo, e ripensa: ancora non ha valore intrinseco?

Nuove pietre preziose: una leggera, una pesante, una a testa d'elefante. Grazie.

"La rimembranza è essenziale e principale nel sentimento poetico, non per altro se non perché il presente, qual'ch'egli sia, non può esser poetico; e il poetico, in uno o in altro modo, si trova sempre consistere nel lontano, nell'indefinito, nel vago." - [Giacomo Leopardi]

Bambino che indica un gioco.

Un bambino che indica un gioco è un bambino che comunica: viene catturato da qualcosa, ci sono colori, forme, suoni, pensieri fantastici che si rincorrono... e lui lo comunica.

Il gioco ci prepara alle scoperte, agli insegnamenti, ai ricordi.

Un bambino che vuole un gioco sta inseguendo la felicità, in mille modi si chiede quali siano le cose più belle di cui può circondarsi.
E gli adulti, tutti, sanno bene quanto la realtà sia sbagliata nel concedere poco, o troppo, con cui giocare.

Un bambino che chiede un gioco rimane in attesa di una risposta, ed inevitabilmente dovrà fare i conti, con i rifiuti, con le possibilità, ed un po' alla volta imparare quante realmente saranno, le cose che ci circondano.

Ciò che da audlto mi sapventa di più... sono i bambini senza risposte.


[Bambino che indica un gioco - Centro storico di Bari, 3/10/2015]


Roger Waters The Wall: you better run.



Coi nervi a fior di pelle, quando il guscio si infrange ed i martelli buttano giù la tua porta... è meglio che tu corra.
("With your nerves in tatters as the cockshell shatters | and the hammers batter down your door | You better run." - da Run Like Hell, The Wall, disco 2, n.° 9)

Io ho dovuto correre, anche contromano, per riprendere Waters.
Avevo -2 anni quando i Pink Floyd pubblicarono The Wall.
E sembra ieri.

O almeno... ieri lo sembrava ieri, durante tutti i 165 minuti di estasi: pelle d'oca, battiti ed occhi lucidi per la psichedelia che ha fatto storia, ed una teatralità senza precedenti.

Il film è un montaggio che alterna tappe del tour al girato introspettivo di Waters, impegnato tra Francia e Italia per rendere omaggio ai due padri, il cui ricordo è stato negato dalle guerre. Un padre per guerra.

"Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro. Tutto sommato siete solo un altro mattone nel muro."
("All in all it's just another brick in the wall | all in all you're just another brick in the wall." - da Another Brick in the Wall part II, The Wall, disco 1, n.º 5)

Il muro costruito da Waters è senza tempo, senza misure, esattamente come la sua espressione artistica, esattamente come la guerra, ed i morti che vengono salutati, sparsi per un secolo, d'ogni colore, dal Salento alla Cambogia, da Cassino a Nassiriya.

Un muro di mattoni, un muro di persone: emozioni sovrapposte e coscienze infrante.

Tutto lo spettacolo è ben oltre la musica (o la storia di Pink)... i solchi di lacrime che Liam Neeson descrive in apertura (provocati da Waters, artista del '43)... tornano evidenti a più riprese, fino alle immagini di un paio di ragazzi, in testa a tutti quelli dell'oceano, probabilmente degli anni '90, che in prima fila cantano esaurendo la voce, braccia al cielo... anche loro solcando il viso.

Non è solo per i fan, per quelli è d'obbligo, per tutti gli altri è un ricordo, un pezzo di storia, una scoperta.

Roger riesce a celebrare la guerra, la richiama e la incorona come fallimento supremo dell'uomo.

 

E la musica... la presenza interna ed esterna, collega entrambi i lati del muro, parla dentro e fuori dal guscio, urla da un microfono murato all'oceano di persone, alle quali vien chiesto di fissare dei mattoni; così lo spettatore vien messo di fronte al muro, deve fidarsi di una chitarra che stride per comprendere, almeno in parte, ciò che non è a portata degli occhi.

In The Wall si ascoltano degli arrangiamenti evocativi, eseguiti su un palco incredibile: "Happiest Days Of Our Lives" (con al seguito "Another Brick in The Wall") mette i brividi, ed alcune esecuzioni (su tutte: "Comfortably Numb" & "Mother") hanno un profilo artistico commovente.

È così, mattone dopo mattone, Waters sembra costruire un'interrogazione: sull'incomprensibile comunicazione tra uomini, sulla prigionia dei conflitti, sulle illusioni degli schieramenti e sulle barriere nelle quali l'uomo si costringe: quelle imposte, quelle inutili ma rispettate, quelle immaginarie e, talvolta, quelle precedentemente già distrutte.

"Doveva esserci una porta nel muro, quando sono entrato."
("There must have been a door there in the wall | when i came in." - da The Trial, The Wall, disco 2, n.° 12) 

Ancora oggi corro, per riprendere Roger Waters.
Ancora oggi vedo tanti correre contromano.

Bari, 36 anni dopo,
V.