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Dixie & Soda @ Cine Lumière


Ancora musica live ieri, questa volta al "Cine Lumière", accogliente locale a Mola di Bari.

Da fan ed amico dei Dixie & Soda non potevo mancare, il trio ha infatti offerto l'ultimo spettacolo dell'anno, come al solito a suon di chitarra, cornetta e contrabbasso... uno splendido modo per aprire le festività.


Addobbi natalizi e bicchieroni di weissbier si sono così trovati, ieri, a circondare gli strumenti.

Consigliatissimo il locale, sempre molto pieno... ma con personale cordiale, buon cibo e sempre attivo nell'organizzazione di interessanti eventi musicali.


Durante l'esibizione, il trio ha ospitato tecnica e voce di Alessio Campanozzi, che per qualche brano è entrato in formazione al contrabbasso: ed anche per lo special guest, i complimenti sono stati doverosi!

Ad immergerci nel sound d'altri tempi, come sempre: voce/cornetta di Attilio Davide Mazzacane, chitarra/kazoo/voce di Nico Armenise e contrabbasso di Angelo Verbena, tutti impegnati in una scaletta di titoli come:
  • The world is waiting for the sunrise
  • I can t believe than you are in love
  • Doctor jazz
  • Exactly like you
  • Ice cream
  • Ja-da
  • I'm confessin
  • Sheik of Araby
  • Please don't talk about me
  • Blue turning gray over you
  • All of me
  • Rosetta
  • Alice blue gone
  • Sweet Sue just you

Dixie & Soda sempre impeccabili: un must per gli amanti del genere!
Alla prossima!

 

Triurlo Italian Swing @ That's all

Filippo Mongelli & Francesca Iurlo (sinistra), Nico Armenise (destra).

Altra serata musicale tra amici, ospitata dal "That's all", nel centro di Bari.

Ieri è stato il turno di "Triurlo Italian Swing", un progetto musicale divertente e rilassante, dal sapore vintage... ma che riserva sempre sorprese!

La formazione originale è un trio, tre colleghi/amici molto attivi, impegnati in diverse formazioni/progetti e già riconosciuti nei panorami musicali (pugliesi e non), ed è composto da:
  • Francesca Iurlo (voce)
  • Filippo Mongelli (tastiere)
  • Nico Armenise (chitarra/sax)

Ieri però, lo swing è stato raccolto in formazione ridotta, solo duo di voce e tastiere, che ha eseguito la scaletta regalando note e sorrisi ad amici seduti, ai clienti vari, finanche ai passanti... coinvolgendo tutti con motivetti immortali come "Ma l'amore no", "Silenzioso slow", "Torpedo blu", "Marilù", "Via con me", "Mille lire al mese", "La notte è piccola"... tutti riproposti con arrangiamenti freschi e frizzanti.

Ma lo swing del progetto Triurlo non si è fermato al classico... a metà serata sono infatti iniziati gli esperimenti: una simpatica narrazione ha portato gli ascoltatori attraverso l'evoluzione di ciò che si è ballato in sale e discoteche sparse per il mondo, dagli anni '20... ad oggi, la voce narrava ed il piano intonava, e dopo qualche decade riassunta... ecco che arriva: l'electro-swing!

L'esperimento del progetto Triurlo è divertente e molto ben riuscito, si presta a molteplici situazioni e consiste in una riproposizione dei titoli che hanno fatto la storia del genere, fusi con un tappeto di sonorità elettroniche di derivazione Deep House/Pop/Hip Hop.

E così abbiamo avuto la possibilità di ascoltare esperimenti come: "Ho un sassolino nella scarpa", "Baciami piccina", "Buona sera signorina", "Mambo italiano", "Spaghetti a Detroit", "Ma le gambe"... sempre sostenuti da una bellissima interpretazione vocale, ed arricchiti dai virtuosismi alle tastiere.


Trio dunque consigliato!

L'idea di passare una serata all'insegna dello swing può suonare come una proposta strana, per molti (per me in prima linea), ma i tre vi stupiranno, regalando un trittico di simpatia e tecnica davvero degne di nota!

Provare per credere!


Il risveglio della forza - "porgi l'altra spada".


1977 - usciva nelle sale "Guerre Stellari", un filmetto senza particolari pretese di successo, fuori dai canoni della fantascienza dell'epoca.

Quella pellicola aprí un universo: segnò il mondo del cinema e diede una spinta senza precedenti alla costruzione dell'immaginario fantastico di più generazioni, attraversando in maniera significativa più "sistemi", di fatto vicini al "pianeta Sci-Fi".

Da quando George Lucas & John Williams han tirato fuori quell'accoppiata di suoni/immagini... si è innescato di tutto: le persone coinvolte oggi da Star Wars sono una quantità inimmaginabile, la LucasFilm (con al seguito la LucasArts) ha messo a terra una linea di partenza per il trend di sage e trilogie, il suo ibrido tra Sci-Fi & Fantasy ha ispirato gli autori degli ambienti cinematografici e d'animazione, di quelli letterari e fumettistici, di quelli ludici e videoludici...

(ho visto quarantenni, avulsi dal mondo del gaming, gioire come bimbi alla scoperta di poter giocare con X-Wing VS Tie-Fighter!!!)

Pochi sanno che si sono anche aperte delle "Jedi Academy", in cui allenare un qualche tipo di attività sportiva, che include lo studio del combattimento con la spada, o meglio, con una "lightsaber"!
(Star Trek ha dato vita a dizionari di Klingon, quindi non dite che i parajedi sono matti!).

E non mi meraviglierebbe sapere di qualche "Fondazione Ben-Kenobi" che opera in nome della fede nei Midichlorian... di certo qualcuno li avrà notati, i punti in comune tra Obi-Wan e quell'altro da Pietralcina...

Star Wars è una saga, punto.
È un fenomeno generazionale e come tale dev'essere valutato, ha eretto pilastri che negli anni (tanti) sono stati circondati da tessuti sociali: da quelli romantici delle "comunità nerd"... fino a quelli materiali d'un immortale industria del merchandising. 

(Gli affetuosi imbecilli che perdono più di qualche sorso di birra, litigando su quale trilogia sia la migliore, su cosa George Lucas avrebbe dovuto fare e cosa no, sulle fobie post acquisizione Lucasfilm>Disney... perdono solo tanto tanto tempo, e non fanno che autodigerirsi, lentamente, tanto che potrebbero tranquillamente raggiungere Tatooine, recarsi alla Fossa di Carkoon e saltare in braccio al mitico Sarlacc.)

Era il 1977... e papà (classe '51) non poteva prendermi i biglietti per portarmi al cinema, a guardare il filmone, non poteva, perché avevo -4 anni.

 (...passano 38 anni...)

2015 - Ad oggi Papà conta 64 candeline, ha concluso affari assai discutibili con il tempo (tipo l'aver sotituito la criniera hippie con con qualche chilo di troppo) ma... nel 2015, papà, il biglietto per guardare Star Wars con me, può prenderlo!!!

(Si, c'è stata un'altra trilogia in mezzo ma... incasinato io, incasinato lui, lontani... E poi c'è anche da dire che: già non era facile per noi spiegare ai papà cos'è un prequel, in più andava fatto con nomi di droidi e sith che erano diversi da quelli "localizzati" per loro... Figuriamoci poi dover spiegare Jar Jar Binks e la city nascuesta!!!)

E così è stato: papà ha preso i biglietti per l'episodio VII della saga, a due mesi dalla prima proiezione (senza dirmi nulla, mi ha avvisato solo qualche giorno prima dello spettacolo) e... finalmente... mi ha portato al cinema per guardare insieme uno Star Wars "nuovo di fatto": IL sequel.


Credo sia del tutto inutile recensire un singolo episodio di Star Wars, è però sempre interessante discutere di idee e coinvolgimenti.

A mio parere, l'episodio VII non vuole risvegliare solo la forza (che di fatto si percepisce poco); l'episodio VII risveglia soprattutto la magia dell'universo Star Wars, o almeno ci prova, probabilmente con l'intento di infondere... qualcosa, nei nipoti degli spettatori settantasettini.

Ciò che succederà da adesso in poi, soprattutto fuori dalle sale, sarà da vedere (e sono molto curioso!).

Ogni segmento della saga ha ovviamente dei contesti propri, e credo che questo VII° episodio sia stato inserito in un suo contesto (tecnico-storico-cinematografico-sociale...) in una maniera molto più cosciente, rispetto a tutta la produzione precedente.
Non so, ora, se questo sarà un bene o un male, e non credo sia solo opera di J.J. Abrams, si vedrà, e neanche tardissimo, visto che gli episodi saranno rilasciati ogni due anni ma con in mezzo degli spin-off importanti (di fatto, gli appuntamenti con Star Wars, con cadenza annuale, ci copriranno fino al 2020).

Sopra ogni parere riguardante il singolo evento, la forza, la vera forza... credo si percepisca nel vivere l'esperienza, che unisce generazioni, che ti fa sentire gli applausi e le emozioni sciabordare, alle prime note della sigla, alla sola comparsa di un volto (evidentemente segnato), per quei suoni e versi che ci fan desiderare così tanto l'avere un droide da scaffale o un wookie tutto nostro.

Sono umano, quindi qualcosa mi è piaciuta di più, qualcosa mi è piaciuta di meno, e nel mezzo... attendo di capire tante cose.
Ah, sono certo che molti si staranno chiedendo perchè, sotto la maschera, hanno dato a Kylo Ren un volto da bimbominchia... beh, dico la mia: non credo che il mix (ibrido tra la versione emo di Han Solo e quella junior di Marilyn Manson) sia colpa della sindrome da casco del nonno, semplicemente hanno dovuto renderla "familiare", la faccia del cattivo, per i "nuovi" spettatori... ma anche nuova per quelli che già hanno familiarità con Star Wars.
Disney è oltremodo efficiente nel fare certe cose, e credo che l'intento degli studios sia quello di scendere in campo con una "forza" capace di impattare contro numerose "stazioni orbitanti".
Ben doveva essere in conflitto, vulnerabile, avventato, estremamente pericoloso, in errore: giovane. Doveva ripercorrere le sofferenze di Anakin e le furie di Vader nei pochi minuti a lui dedicati, e restare incompleto, senza spazi per l'introspezione, oppresso più dal vuoto, che dalla cattiveria del lato oscuro, con una maschera a copertura di un'incoscienza quasi ridicola.

L'esperienza come "singolo film" credo sia soddisfacente, la realizzazione tecnica è impeccabile, ovviamente ci sono tante cose che i non-fan non possono cogliere... forse ho giudizi di parte ma mi son sentito a casa, tra sensazioni non molto diverse da quelle fornitemi in VHS (sempre grazie a papà) quando, da ragazzino, seguivo i viaggi del Millennium Falcon mentre ero a letto con l'influenza.

Si percepisce una Disney consapevole, che sfrutta il ripetersi della storia mettendo i miti subito in chiaro, ricordando più volte com'è il podio, che poi si prende spazi per ogni tipo di evoluzione, che sfrutta a raffica tutto il meglio di Harrison Ford, ripropone Carrie Fisher con età e grado militare (indossati alla perfezione) e reintroduce Mark Hamill, la cui presenza omaggia (in maniera splendida) il meraviglioso Alec Guinness.

Credo che l'episodio abbia una buona regia, sul nuovo cast non c'è molto da dire, la vera prova deve ancora arrivare ma, per essere elementi nuovi, e per certi versi innovativi, si inseriscono bene.
Per tutto il film permane una sensazione di preparazione, come se Abrams prepari tutto un tavolo di carte coperte, il che è anche una speranza in realtà, poichè il potenziale è sempre alto, ma il danno rimane a portata di mano.

Usciti dalla sala si soffre, 12 parsec sembrano separarci dal prossimo capitolo (o forse 14!?!) e c'è un bel mix di nostalgia.

Era doveroso... il biglietto per una seconda visione con i cugini!


Episodio VII dunque consigliato, ma a patto di dare una possibilità all'intera saga: ancora oggi Star Wars sembra categorizzato nel calderone fantascientifico solo per poter dare, a chi non è amante delle "cose nello spazio", la possibilità di dire: "Naaa, è fantascienza, non è roba per me!".
Beh... Star Wars è un'opera che può sorprendere (l'ha fatto con un sacco di persone), che sconfina nel fantasy e molto oltre, poi... i gusti son gusti, ma l'etichetta di genere resta alquanto riduttiva.

Vi invito a fare divulgazione, dopotutto è anche un pezzo di storia, per i miscredenti... mettetela così:
  • C'è una brava donna che dà alla luce un figlio per immacolato concepimento; 
  • Ci sono quelli buoni "ora et labora" con il saio e la barba;
  • Se sei bravo (o se sei una schifezza ma all'ultimo minuto ti penti davvero) quando schiatti diventi un angelo custode;
  • Niente sesso prima del matrimonio (o prima di una mano bionica, perchè se sei vivace te la tagliano e ti lasciano col moncherino);
  • Niente proprio se sei un uomo di fede (parolacce, divertimento sfrenato, beni materiali... niente!);
  • I valori della famiglia sono importanti;
  • Lo nero dimonio è sempre in agguato ed induce in tentazione;
  • Con la fede si risolve tutto;
  • Porgi l'altra spada.

Quindi: calma con i giudizi affrettati e... utiniiiii!!!

Daniele Celona - Live @ Dock's 101


Bari, 27 Novembre 2015: ci si mette in auto, per 55 minuti, sotto pioggia incessante.
Destinazione: Dock's 101 (Locorotondo), per conoscere la voce live di Daniele Celona - cantautore italiano - conosciuto per caso, consigliato prima da amici, poi da altro cantautore, il suo amico Alberto Bianco, che qualche settimana prima ci regalava una splendida esibizione nello stesso posto.
Tavolo prenotato, auto riempita di sorrisi, nessun biglietto in mano ed in tasca quanto basta: per cenare al volo, bere vino, ed acquistare il suo album (Amantide Atlantide). 

Rifarei la strada più volte.

Daniele è un'esperienza di ascolto di quelle che abbracciano.
Dal Daniele tra i tavoli...  al Celona sul palco, dagli arrangiamenti ai testi, dall'espressione vocale alla band presentata... tutto è Musica, ed è musica in piena: ti strattona, ti tira, ti fa alzare la voce e ti tiene in affanno.

Non si può fare a meno di riascoltare le chitarre, di rileggere i testi; è un cantautorato immersivo, un potenziale in tricolore che per molti è sepolto, che si presenta serioso, quasi dolorante... e che all'improvviso ti spintona con la chitarra oltre l'ingresso del suo mondo, reale, dove sia la violenza che la dolcezza vengono servite in mano, e crude.
Ciò che viene regalato, durante l'abbraccio, è il conforto di un senso artistico davvero degno di nota, e non lontano da casa tua.

 

Daniele è un'esperienza di ascolto di quelle che caricano.
Molte storie ma poche favole, accoglie il pubblico con sincera modestia e lo mette in guardia, la voce è esplicita, il volume alto, l'esperienza forte.


Daniele è un'esperienza di ascolto di quelle che ti gridano addosso.
Se ti definisci orso... devi fare musica da orso.
Celona mantiene la promessa: grida, urla parolacce, digrigna i denti e sbatte i piedi dallo sgabello.
A collo teso, con vene rigonfie, racconta della natura selvaggia che vive... mentre impeccabile svolge il suo lavoro.


Un paio di settimane fa...  scoprivo sul web il videoclip de "La colpa", brano meraviglioso, e avanzavo una richiesta.

Due settimane dopo, la risposta:

Daniele è un'esperienza di ascolto: di quelle che abbracciano, caricano, ti gridano addosso.
E la morsa di Celona non stringe solo il pubblico, Daniele porta con sé una band che spacca, ed a fine serata... abbraccia anche loro.


Il bilancio, a fine serata, è straordinariamente positivo, c'è da ringraziare il "Dock's 101" per l'impegno nel servire splendide serate, oltre che cibo e cortesia di prim'ordine (posto consigliatissimo!) ed ovviamente...   grazie a Daniele Celona, ed alla sua band: a presto ragazzi!

Gelido black friday ed il freddo che non senti.

"Un dono non consiste in ciò che è fatto, o dato, ma nell'intenzionalità del donatore." - [Lucio Anneo Seneca]

Inizio la giornata con un buon caffè, sorseggiato mangiando biscotti croccanti, con un lupoide di 12 anni che mi guarda, anche lei ha avuto i suoi biscotti, e poi ha continuato a guardarmi, sempre come quando aveva pochi mesi, sempre in cerca di biscotti.

Prendo il telefono per controllare l'ora, leggo il buongiorno di alcune persone care, e scrivo qualcosa di mio.

Mi lavo, mi vesto, esco di casa, sempre con lupo al seguito vado nell'erba, ho gli auricolari sotto un cappello che suonano James Taylor, mentre guardo lupo, che scodinzola felice, perchè c'e spazio verde, c'è gente che passeggia, e petricore.

Prendo l'auto: che bella invenzione la radio, una voce intelligente mi strappa un sorriso tra un brano e le notizie, e mi porta in ufficio.

Qualche saluto veloce per corridoi, c'è sempre un po' di fretta quando fuori piove, ed oggi spacco il minuto.

Apro una porta che ogni giorno solleva dubbi, in due minuti sono operativo, controllo le mail: in cima all'elenco ne trovo una d'oltreoceano, di nuovo una persona cara, un abbraccio di parole.

Sono sveglio da qualche ora e già mi piace un casino 'sta giornata.

Seguono mail, sms, annunci social, qualsivoglia forma di messaggio, volantino e/o segnale di fumo: è il black friday!

Ora: il black friday è quel venerdì "nero" che apre la quadriglia dello shopping natalizio, un vero e proprio fenomeno commerciale, studiato, atteso da molti e sofferto per troppi. Non è un festivo, ma è un giorno molto importante in senso commerciale, leggetevi qualche numero e spaventatevi (lo so, per molti certe cose non fanno paura, ma io sono fifone), è di fatto come avere, all'unisono, una mobilitazione per lo shopping... Di diverse. Intere. Nazioni. Venditori che compongono formule per offerte magiche e masse di gente che si accalcano e, nelle quali, sovente si ricevono ferite omaggio. Parliamo di un fenomeno made in USA, ma che abbiamo importato subito, e trovo curioso, molto, che sia anche il giorno che segue quello del ringraziamento.

E nulla... Si muovono tutti per tempo e quindi ho buttato in rete un contributo, che a questo giro non è tanto un post/pippone sulla scia dell'attivismo contro le follie natalizie, ma più un pensiero buttato giù "così"... probabilmente perchè oggi è una di quelle giornate in cui mi può andare di far tutto, tranne che di pensare alla monetizzazione dei regali, dei grazie, del sorriso di qualcuno.
Un pensiero a monte di un periodo con cui non condivido molto, ed in cui comunico poco (un regalo per molti), ma sicuramente a valle di tanti benefici, per i quali sono grato, questo mi è sempre piaciuto scriverlo.

"Le cose che possediamo, le cose che guardiamo, le cose sulle quali si concentra la nostra bramosia, sono destinate a svanire; sia la sorte che la violenza possono strapparcele via. Il beneficio invece perdura anche dopo che è andato perduto l’oggetto per mezzo del quale è stato dato; infatti è una azione retta che nessuna forza rende vana." - [Lucio Anneo Seneca]

Ah, dovere di cronaca impone la segnalazione del cyber monday, che sarebbe il lunedì successivo al black friday, sempre di importazione USA ma più carino, legato al mondo dell'elettronica e dell'e-commerce.
(Si, rimango per lo shopping responsabile... ma detengo pur sempre l'indole geek ed un retaggio da corredo genetico parzialmente nerd, da nonno materno, credo).

Tra svogliatezza ed autocensura... in questo periodo dell'anno riduco sempre drasticamente la trascrizione di ciò che penso, mi limito ad auguri e poco più... così è, anche per chi legge fin qui.

ALLEGATI: Lupo che scodinzola felice.
(in caricamento)

Il valore delle pietre di valore.

Raccogli una pietra: non ha valore intrinseco, si può parlare di... valore estraneo?

Fà viaggiare la pietra, come un souvenir. Regala la pietra, ricordi, racconti. Fà che qualcuno possa viaggiare da fermo, e ripensa: ancora non ha valore intrinseco?

Nuove pietre preziose: una leggera, una pesante, una a testa d'elefante. Grazie.

"La rimembranza è essenziale e principale nel sentimento poetico, non per altro se non perché il presente, qual'ch'egli sia, non può esser poetico; e il poetico, in uno o in altro modo, si trova sempre consistere nel lontano, nell'indefinito, nel vago." - [Giacomo Leopardi]

Bambino che indica un gioco.

Un bambino che indica un gioco è un bambino che comunica: viene catturato da qualcosa, ci sono colori, forme, suoni, pensieri fantastici che si rincorrono... e lui lo comunica.

Il gioco ci prepara alle scoperte, agli insegnamenti, ai ricordi.

Un bambino che vuole un gioco sta inseguendo la felicità, in mille modi si chiede quali siano le cose più belle di cui può circondarsi.
E gli adulti, tutti, sanno bene quanto la realtà sia sbagliata nel concedere poco, o troppo, con cui giocare.

Un bambino che chiede un gioco rimane in attesa di una risposta, ed inevitabilmente dovrà fare i conti, con i rifiuti, con le possibilità, ed un po' alla volta imparare quante realmente saranno, le cose che ci circondano.

Ciò che da audlto mi sapventa di più... sono i bambini senza risposte.


[Bambino che indica un gioco - Centro storico di Bari, 3/10/2015]


Roger Waters The Wall: you better run.



Coi nervi a fior di pelle, quando il guscio si infrange ed i martelli buttano giù la tua porta... è meglio che tu corra.
("With your nerves in tatters as the cockshell shatters | and the hammers batter down your door | You better run." - da Run Like Hell, The Wall, disco 2, n.° 9)

Io ho dovuto correre, anche contromano, per riprendere Waters.
Avevo -2 anni quando i Pink Floyd pubblicarono The Wall.
E sembra ieri.

O almeno... ieri lo sembrava ieri, durante tutti i 165 minuti di estasi: pelle d'oca, battiti ed occhi lucidi per la psichedelia che ha fatto storia, ed una teatralità senza precedenti.

Il film è un montaggio che alterna tappe del tour al girato introspettivo di Waters, impegnato tra Francia e Italia per rendere omaggio ai due padri, il cui ricordo è stato negato dalle guerre. Un padre per guerra.

"Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro. Tutto sommato siete solo un altro mattone nel muro."
("All in all it's just another brick in the wall | all in all you're just another brick in the wall." - da Another Brick in the Wall part II, The Wall, disco 1, n.º 5)

Il muro costruito da Waters è senza tempo, senza misure, esattamente come la sua espressione artistica, esattamente come la guerra, ed i morti che vengono salutati, sparsi per un secolo, d'ogni colore, dal Salento alla Cambogia, da Cassino a Nassiriya.

Un muro di mattoni, un muro di persone: emozioni sovrapposte e coscienze infrante.

Tutto lo spettacolo è ben oltre la musica (o la storia di Pink)... i solchi di lacrime che Liam Neeson descrive in apertura (provocati da Waters, artista del '43)... tornano evidenti a più riprese, fino alle immagini di un paio di ragazzi, in testa a tutti quelli dell'oceano, probabilmente degli anni '90, che in prima fila cantano esaurendo la voce, braccia al cielo... anche loro solcando il viso.

Non è solo per i fan, per quelli è d'obbligo, per tutti gli altri è un ricordo, un pezzo di storia, una scoperta.

Roger riesce a celebrare la guerra, la richiama e la incorona come fallimento supremo dell'uomo.

 

E la musica... la presenza interna ed esterna, collega entrambi i lati del muro, parla dentro e fuori dal guscio, urla da un microfono murato all'oceano di persone, alle quali vien chiesto di fissare dei mattoni; così lo spettatore vien messo di fronte al muro, deve fidarsi di una chitarra che stride per comprendere, almeno in parte, ciò che non è a portata degli occhi.

In The Wall si ascoltano degli arrangiamenti evocativi, eseguiti su un palco incredibile: "Happiest Days Of Our Lives" (con al seguito "Another Brick in The Wall") mette i brividi, ed alcune esecuzioni (su tutte: "Comfortably Numb" & "Mother") hanno un profilo artistico commovente.

È così, mattone dopo mattone, Waters sembra costruire un'interrogazione: sull'incomprensibile comunicazione tra uomini, sulla prigionia dei conflitti, sulle illusioni degli schieramenti e sulle barriere nelle quali l'uomo si costringe: quelle imposte, quelle inutili ma rispettate, quelle immaginarie e, talvolta, quelle precedentemente già distrutte.

"Doveva esserci una porta nel muro, quando sono entrato."
("There must have been a door there in the wall | when i came in." - da The Trial, The Wall, disco 2, n.° 12) 

Ancora oggi corro, per riprendere Roger Waters.
Ancora oggi vedo tanti correre contromano.

Bari, 36 anni dopo,
V.

Hell in the cave

Sono sempre stato affascinato da Dante, ricordo ancora benissimo quando iniziai il viaggio, in periodo scolastico, analizzando per dovere i primi versi della Commedia.
Non era un particolare interesse letterario, era qualcosa di avvincente, che portava ad interpretare le idee, le storie, le fantasie e la ricostruzione di un viaggio, rilegate in versi... ad opera di una delle menti più interessanti della storia.

Un'opera che inizia trascinandoti nell'oscurità, nel dubbio, nell'orrore... solo un sistema scolastico di imbecilli non riuscirebbe a vendere una cosa del genere ad un ragazzo. 
(Okay, evito il pippone).

Ieri sera: Hell in the cave.
Rappresentazione dei versi danteschi in musiche, luci, figuranti e danze sospese, volanti, all'interno delle Grotte di Castellana.
Ieri sera: meraviglia.

Dalla discesa nell'inferno... alle evocazioni di Satàn, Dall'amore di Paolo e Francesca... a cannibalismo e cecità di Ugolino della Gherardesca.

È un'interpretazione, un lavoraccio di artisti, è una figata pazzesca. 


Già poco dopo la discesa ci si ritrova nel quarto cerchio:

« «Pape Satàn, pape Satàn aleppe!»,
cominciò Pluto con la voce chioccia;
e quel savio gentil, che tutto seppe,
disse per confortarmi: «Non ti noccia
la tua paura; ché, poder ch'elli abbia,
non ci torrà lo scender questa roccia.»
(Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno, VII, vv. 1-6)
 

Luci, coreografie e voci sono magnifiche. Quasi non lasciano spazio all'idea di interpretazione.

Vien voglia di ripercorre il viaggio...
E viene entusiasmo, si vorrebbe farla conoscere al mondo...
Ed ovviamente vien rabbia, per l'imbecillità di chi non ha neanche tentato di capire... in cosa ci si trova. (E via di flash proibiti, selfie, e innocenti facce, da imbecilli, appunto.)

Location di una bellezza incomprensibile, non c'è foto o descrizione che tenga; e gli attori, le figure che si arrampicano, che ti strisciano addosso, e consumano la loro voce... sarebbero da ringraziare uno ad uno.


« Poscia che fummo al quarto dì venuti
Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,
dicendo: "Padre mio, ché non mi aiuti?".

Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid'io cascar li tre ad uno ad uno
tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,

già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti
Poscia, più che il dolor, poté il digiuno.

Quand'ebbe detto ciò, con li occhi torti
riprese 'l teschio misero co' denti,
che furo a l'osso, come d'un can, forti »
(Inferno, canto XXXIII, vv. 67-78)



Un'immagine su tutte: quella dei figuranti che si presentano, a fine rappresentazione, un'immagine quasi rubata, durante la quale mi è sembrato giusto alzare la fotocamera, mentre tutti gli altri la abbassavano... ed i figuranti hanno infine anche loro battuto le mani, ultima immagine, di un finale che già strappava qualche lacrima. Grazie.


Tra le cose che possono far bene.


C'eran da chiudere le vacanze estive, ieri sera, almeno per me: sera d'estate, amici, Lamaricante, Dixie & Soda.
E sono felice.

Con il primo dei quattro ingredienti è stato un colpo di fortuna, è andata bene, solo per merito di madre natura: una serata incantevole.

Quanto agli amici... beh, forse è andata di fortuna anche qui, tutti diversi, tanti: sono bellissimi.
Magari qualcuno me lo merito pure.

Poi "Lamaricante", uno dei posti in cui mi siedo spesso per cena, è stata la location: perfetta.

Ed infine "Dixie & Soda": bravissimi come sempre e perfettamente incastrati nel momento.

Ho già scritto in diverse occasioni sul trio (per esempio qui, e qui), amo il genere, adoro i singoli musicisti quindi... si, sono di parte.
Ma è impossibile non ringraziarli ancora una volta per lo spettacolo... (magari poi nel post ci infilo anche gli auguri di compleanno per il chitarrista, giusto così, per dargli fastidio).

Ed un consiglio: 
li consiglio per chi ama le sonorità Dixie/Jazz/Swing, per chi cerca un'atmosfera di nicchia, per chi vuole scoprire note di altri tempi... in effetti mi sento di poterli consigliare quasi a tutti...
Okay, alcuni non faranno tamburellare le dita con i pizzichi al contrabbasso, alcuni non saranno interessati, non ascolteranno quando il maestro Mazzacane abbasserà la cornetta per elargire chicche d'ironia e cenni storici sui brani; alcuni neanche sapranno che cavolo di suono è, quello del kazoo, né da dove esce, visto che il terzo uomo è un chitarrist... ah, no, un momento... usa la bocca pure! (Oh! Auguroni Armenise!)
Per alcuni non saranno interessanti MOLTE cose splendide.

Ma... come accade per le persone, tra i sound ce ne sono alcuni che ti fanno stare bene, ovunque tu sia, e sono pochi. E con loro puoi farci quasi di tutto, come accade con "quelle" persone.
E si, ci si potrebbe imbattere in qualcosa di inaspettato, finanche difficile da conoscere a fondo... ma mai, per nessun motivo, sgradevole.

Ecco, per questo, mi vien voglia di consigliare una serata in loro compagnia: ci sono cose che possono fare solo del bene.

"When it comes to life the critical thing is whether you take things for granted or take them with gratitude." - [G.K. Chesterton]

A presto,
V.

Dixie & Soda: Angelo Verbena (contrabbasso) - Attilio Davide Mazzacane (cornetta/voce) - Nico Armenise (chitarra/voce/kazoo)

Trani, da una terrazza privata.

Non mi sono fermato per molti scatti, durante l'ultima passeggiata a Trani, anzi, li ho contati una volta, sulla sola mano sinistra; nonostante l'idea di partenza fosse una passeggiata fotografica... ero rapito dalle tante cose da ascoltare. Conoscere. Osservare.

Tra le "piccole" fortune raccolte, c'è stata quella del godere di alcuni panorami, esclusivi, da terrazze private.

Mare, vegetazione, ogni tipo di impronta umana e scene di vita... avvolgevano la cattedrale in una nuova ed insolita prospettiva.
Ed un uccello, entrato in campo mentre osservavo in modo nuovo il posto noto.
Mi è sembrato giusto includerlo nel mio ricordo, scattare "al volo", senza pretese o tecnicismi, poichè non era una cartolina a piacermi, ma la sensazione d'insieme.

"When you have shot one bird flying you have shot all birds flying. They are all different and they fly in different ways but the sensation is the same and the last one is as good as the first." - [Ernest Hemingway].

Cattedrale di Trani, da terrazza privata.