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Rush: sorpasso tra schermi.

Non sono un intenditore di motori, fanatico di automobili o adoratore della F1.

Mi piace il senso della velocità, assistere alle sfide, sorridere dei tanti intricati tecnicismi... e mi piace guidare l'auto.

Non so se Ron Howard sia un fanatico delle corse, non so neanche se abitualmente guidi... ma solamente che ha deciso di fare un altro film, ambientato in un periodo in cui lui era impegnato a fare da giovane tappetino in una serie televisiva, lo ha fatto forse per dirci cosa lui viveva fuori dal piccolo schermo, in quel periodo, e cosa lo faceva emozionare, o forse per farci emozionare e basta. E l'ha fatto in un'opera talmente grande, da rendere ancora una volta il personaggio di Richie Cunningham irriconoscibile.

Rush, il sorpasso, è un film che aggancia le cinture sulle poltrone e trascina di colpo dal salotto alla tribuna più alta, con vista sulla vita di alcune persone, strappa da ciò che è da sempre legato al piccolo schermo, dai miti di un recente passato del quotidiano... e ci abbandona ai bordi dei circuiti. È il piccolo schermo che si fa grande, sorpassa suo fratello maggiore, e lascia dietro anche tutti gli altri.

Howard, con in mano una buona storia, riesce magistralmente a far vivere ogni dettaglio in soggettiva, chiedendo ad ogni persona di non sedere da spettatore, ma di partecipare al suo racconto... ed è così, che ci si può sentire luce, per ogni riflesso colorato su specchietti e carrozzerie, e ci si può sentire lama, per ogni filo d'erba reciso, mentre montaggio e soundtrack mostrano intarsi ed incastri che renderanno lucidi gli occhi di molti, accellerando i battiti.

Hemsworth dimostra di poter essere coraggioso, tanto da supereroe quanto da sciocco, folle, marcio trentenne degli anni '70; ed è notevole anche la scelta di Brühl, che ci regala una bellissima interpretazione di Lauda.

Ho vissuto i racconti di mio padre e dei miei zii, non ricordavo di James Hunt, ma giusto poco di Niki Lauda, gli anni 70 sono passati dieci anni prima che nascessi, eppure erano lì, al centro di ogni vignettatura.

Vi consiglio questo capolavoro, poichè è di quelli che vi fanno venire voglia di alzarvi ed applaudire per tutta la durata dei i titoli di coda, forte, più forte, facendo casino per dare quanto più fastidio possibile a quelli che  "Hey pronto? Siamo al cinema, abbiamo visto il film delle corse" ...che, inesorabilmente, aspetteranno il prossimo Fast & Furious.

V.

 Niki Lauda & James Hunt - verso la fine degli anni '70

Riddick-holo!

Troppo spesso ormai, alcuni dettagli importanti dei film si capiscono anche dai trailer:
Vin Diesel e un cane. Vin Diesel è un cane.

Talvolta però, anche i centrifugati Sci-Fi offrono colpi di scena:
Vin Diesel e un cane; Vin Diesel è un cane; >>> il cane è nettamente superiore a Vin Diesel.

L'unico motivo per cui ha senso parlare di questo film è il consiglio di vedere il primo capitolo della saga, e solo quello: passato in sordina, specialmente in Italia, ma subito cult per gli appassionati, "Pitch Black", (2000) che riprende magistralmente la location di Interceptor (Mad Max) per un progetto del tutto nuovo, low-budget, che diventerà poi un successo intermediatico (i 2 prequel, 2 videogames, un discreto OAV di animazione).

Il primo prequel (The Chronicles of the Riddick), nonostante degli elementi dalle grosse potenzialità... fu un disastro epocale, tanta spesa e poca resa.

Il secondo frittatone è decisamente meglio... ma non vale un biglietto a prezzo pieno.

Dunque vediamo... siamo nel futuro... c'è un (anti)eroe... con il suo fido compagno simil-dingo... quasi quasi mi ricorda qualcosa ma non lo metto a fuoc... oh!!! Oh no!!! Kyashan!!! (Giustamente... Kyashan aveva una specie di luna sulla fronte... a Toretto l'han messa dietro ma vabè... incassiamo e andiamo avanti.)
Carini i primi minuti durante i quali lui prende l'aria della masseria sul pianeta ostile... (e qui la frase/pensiero "Devo riscoprire il mio lato animale"... mette avanti davvero tante aspettative di trionfi da galateo. Tutte deluse.) TUTTO il resto del film è ESATTAMENTE come il primo, con qualche piccolo dettaglio ripreso dal secondo... e da qualche altro film: non si capisce una mazza di Furya, non si capisce una mazza della sua specie, non si capisce una mazza della sottotrama, spuntano due o tre litri di sangue, lui sfoggia le sue conoscenze in traumatologia, medicina interna ed ortopedia... (ha studiato con Matt/Max di ELYSIUM) e... AH! I mostrilli non sono originalissimi: "Tenemo quelli d'er primo, ma nun li fate volà, levateci l'ali che ce mettemo na coda tipo el re scorpione!"

In sostanza, "RIDDICK" è l'holo-immagine di se stesso all'epoca della sua entrata in scena: è lui, ma non è lui. RIDDICK-HOLO. Voto: 5 e 1/2.

E ciao, ragazzo androide!

V.

Elysium (aka Matt-Max!)

Hummm...c'è qualcosa che non convince fin dall'inizio... vediamo...

"Parigi in autunno. Gli ultimi mesi dell'anno...e la fine del millennio. In questa città ho molti ricordi: bar, musica, amore e morte."
[George Stobbart –1999]

"Senza emozioni il tempo è solo un orologio che fa tic tac."
[Equilibrium - 2003]

"Basta sognare i Campi Elisi, ora ce li costruiamo, e ci andiamo a vivere,tanto la Terra orma è 'na monnezza!! E ci lasciamo quelli che non si possono permettere un deodorante!"
[Sceneggiatura di Elysium - 2013]

Grosso modo è così che viene proposto lo scenario: la terra è ormai un'unica favela, e chi la abita non ha il diritto a delle cure ed unavita decente. I ricconi si sono tutti trasferiti sulla Cittadella, ah no, scusate quello era Mass Effect... ok si sono trasferiti su un qualcosa (in orbita) IDENTICA alla Cittadella di Mass Effect, solo meno fallica. Lassù hanno le capsule mediche, avete presente quelle in Final Fantasy (2001), Stargate (1994), ecc...? Quelle. E nessuno soffre, pare che si possa godere in eterno di quel tenore di vita da Olimpo. (Neverending snob con a capo della sicurezza una sadica Jodie Foster che pare convinta nel votare Lega Nord).

Giù invece, sono rimasti i Terronidi: sporchi, malati, puzzolenti... ma gran lavoratori, anche chi ruba auto è bravissimo nel farlo... come Matt ("Max"...trovargli un nome sarà stato uno sforzo incredibile, i romanticoni penseranno ad omaggi cyberpunk sperando in vano per un cameo di Mel Gibson, no.), che cerca di riprendersi una vita in libertà vigilata (e qui per più di un momento ci si chiede come mai è finito nel guinness degli ex-detenuti quando i suoi flashback sono per lo più ricordi dell'infanzia trascorsa con le suore... vabè...).

Nonostante la vita di stenti a cui si è costretti sulla Terra (controllata da un serviziod'ordine di droidi fascisti) Matt è sorprendentemente in forma smagliante: palestrato (anche se avvita bulloni e schiaccia pulsantiper campare) e ben nutrito (anche se possiede solo una catenella delle suore)... boh... saranno i benefici della detenzione...

Se sei su puoi andre giù? Non lo fa nessuno perchè puzza davvero tanto, ma alcuni devono farlo per tenere a bada gli affari degli delle fabbriche, divertendosi a vivere qualche giorno da tiranni che minacciano i dipendendi se questi non si mettono la manina per coprire la bocca quando respirano e parlano da vicino.
Se sei giù puoi andare su? Giammai, è un sistema a prova di arrampicatori sociali (niente veline, letterine, tronisti, parlamentari, centri scommesse...),anche se, non si sa come... un manigoldo claudicante (no, non Hugh Laurie) riesce a fare business offrendo viaggi della speranza perpetrati da traghettatori al volante di navicelle supersoniche in grado di coprire la tratta Terra-Elysium in 20min. (Questi ha anche al soldo un hacker stratosferico ed un chirurgo, presumibilmente usciti da CEPU).

In mezzo, ovviamente, a Matt-Max capita di tutto: ritrova l'amore perduto che ha una figlia che necessita di un passaggio sulla Cittadella, un avvelenamento da radiazioni (omaggio allo storico DOA con Dennis Quaid - 1988), partecipazione in prima linea ad un golpe (evidentemente l'unica via per sistemare una volta per tutte il SSN), interventi chirurgici improbabili, fiere di armi e veicoli ed una simpatica storiella che passa in rassegna l'amicizia tra ippopotami e suricati. Il ritmo tiene, con una classica "NOST" (Not so Original SoundTrack) che spazia dai ritmi di "Terminator" ai vocalismi de "Il gladiatore".

Matt Damon ha/fa decisamente tanta roba in più di quanta ne avesse/facesse Mel Gibson ai tempi di Mad Max (1979), eppure non è magico come Interceptor. Al posto di Jodie ci poteva stare chiunque, alla fine lei fa una sola faccia e da l'ordine di trucidare gli immigrati. Ci sono in omaggio un fantastico cattivo alla Apocalypse Now (un ex militare con un bel mix di psicosi che sta fuori come un impianto di irrigazione), un salto alla Trinity(Matrix - 1999), i droidi sonda che sembrano dei Roomba volanti, quelli umanoidi comandati tramite app "bully 2.0", ed anche un simpatico elogio per le dimensioni della preziosa dote di Matt/Max (il cervello ragazze... il cervello) che sono poco elegantemente espresse in Exabyte (e qui Keanu Reeves ci rimarrà molto male, con in testa solo pochi Giga - Johnny Mnemonic - 1995).

Film decente, ma non entusiasmante, decisamente migliore District 9... ragazzi, diciamocelo, Jodie ormai è eccessivamente matura (to be read as "matusa"), ragazze: Matt ha una sola inquadratura a torso nudo (con pompatura estremamente artificiosa); alla marmaglia nerd non piacerà (ri)vedere, l'ennesima volta, segmenti di storia della fantascienza tagliuzzati e montati (in maniera ineccepibile, va detto) e manca decisamente un avviso per i bambini che potrebbero tentare di installarsi un esoscheletro di terza generazione (non fatelo a casa, bimbi, e aspettate con entusiasmo il 2154).

See ya!

V.

"La grande bellezza": una bellezza per misurare

Una grandezza. Bellezza soggettiva come sa esserlo il collettivismo romano, e bellezza sfuggente, che feroce violenta lo sguardo esperto, posato su posti incantevoli e ricchi…. forse troppo.

È Roma come andrebbe solo vista, e maestria della macchina da presa in un cartoccio di storie… e di storia.
La grande bellezza è al contempo scrittore, vissuto e scritto, è la delicatezza degli incontri tra luci ed arte, è la dannazione dell’essere sensibili e l’intenzione di rimanerlo, da soli.

Praticamente è poesia, ma servita fredda, nel locale più indegno.

C’è la vita: musica, sesso, arte, due ragazzi che si baciano per dieci giorni, un pallone… e vi farà sorridere e storcere il naso, annoiare un po’ e, per tutti quelli che hanno pezzi di cuore fuggiti a Roma… farà incazzare non poco.

C’è la vita, quindi emoziona, è un film da vedere, forse da rivedere.

Toni Servillo è fantastico: Jep ricerca, con formidabile sfortuna, la grande bellezza in ogni dettaglio… riesce a rendere quell’intuizione, senza accettazione, del fatto che la grande bellezza sia il tutto, legato, vissuto e ricordato. Vede il mare nel suo soffitto, è innamorato, aperto al sentimento oceanico che cerca di comprendere, reso sullo schermo con un richiamo a “Le grand bleu” (Besson).

La parte più ricca del film non è data da attori o personaggi… ma dalla nostalgia, esplicitamente.
La parte più profonda… è ciò che non viene scritto, e non viene scritto da Jep, e non viene scritto sulla sceneggiatura… viene lasciato sospeso, in solitudine tra superfici di alcol, droga e vacuità mondane fedelmente legate dal sesso. Chissà se anche Sorrentino avrà pensato che “scrivere è come il sesso”.
E l’illusione che suggerisce due mondi, opposti che convivono, le parole di uno con la fauna dell’altro… ma come una giraffa che scompare: è solo un trucco.

NB: quando una carrellata finale vi chiederà di restare un attimo, o poco più, di fronte a riflessi di colonnati e dettagli di ponti, sotto note di archi… allora noterete, e fatelo… vi prego, le persone che usciranno tagliando la sala e lasciando la loro ombra (solo quella) che controlla il cellulare, e pochi altri ad aspettare… non sanno cosa, poiché già alzati. Sembrano simili, a quelli seduti… è solo un trucco?

V.

Intervalli...

"Con le note non me la cavo meglio di molti pianisti. Ma gli intervalli tra le note… ah, è là che risiede l’arte!"

[Artur Schnabel]


Incontri… su strada.

Quanto è libera l’arte? E quanto l’esser liberi ci permette di creare?

Quando incontri G. percepisci come la ricerca, quella vera, possa andare ben oltre il risultato.

Conoscono G. perché ha scritto, perché l’ha fatto in pubblico, ed è “lo scrittore” che il paese cerca, in quell’ateo fiducioso che scrittore non si chiama, e che pure, mai nega un buon racconto.

Sa che la cultura, quella utile che alcuni chiamano “crescita”, è un percorso di confronto.

E ci prova, tra i turisti, a spiegare come il leggere sia un’arte più alta dello scrivere, perché richiede una modestia superiore.

È il racconto per il quale userà una piccola porzione del nostro tempo, per la quale, puntualmente… ringrazierà.

Ringrazio G. Per aver interrotto il suo pasto, per l’accortezza di non voler annoiare, per la stretta di mano, per l’invito a cercare.

Filtro zen sul giardino di strada

In un quaritere qualunque, sotto una casa qualunque.Lì, dove ci portano i cani. Perchè a loro piace restare, giocare, ascoltare.
Lì, dove quelli senza casa abbandonano bottiglie vuote, resti d’ogni gesto ed abiti dismessi. E dove i fortunati vogliono i loro cassonetti.
E ripetutamente passa, l’erede del pianeta. Tanto di fretta da lasciare inosservato ciò che vuole.
E penso: “Il mondo è la propria magia” [Shunryu Suzuki]


Il pensiero di un grazie su note jazz

Il pensiero di un grazie su note jazz, possibilmente, da un uomo qualunque:

"Vorrei ringraziare ancora una volta il re del jazz Herbie Hancock e sua moglie Gigi per avere percorso tutta la strada dagli Stati Uniti fin qui, nonostante i loro tanti impegni, per celebrare quest'occasione insieme con noi. Superando le numerose sfide della vita, Herbie ha creato dei pezzi musicali che in tutto il mondo smuovono i cuori delle persone. Ha lavorato molto duramente. Questo è qualcosa che tutti voi dovreste apprezzare. Vorrei congratularmi caldamente con lui ancora una volta per i 12 Grammy Awards che ha vinto durante la sua illustre carriera. Sono così felice ed orgoglioso di vedere un numero sempre maggiore di membri raggiungere meravigliosi risultati nei campi più diversi. Una delle migliori qualità di Herbie è il suo senso di gratitudine, una caratteristica propria di tutti gli individui ammirevoli. Coloro che mancano di gratitudine sono persone arroganti e corrotte. Negli 80 anni della mia vita, ho scoperto che questo è inffallibilmente vero. Una volta, durante un'esibizione nella sua giovinezza con il grande virtuoso del jazz Miles Davis (1926-91), Herbie racconta che egli suonò un accordo sbagliato. Proprio quando stava pensando che la musica era completamente rovinata, Davis istantaneamente cominciò a suonare qualcosa di così meraviglioso sopra l'accordo sbagliato che fece funzionare l'accordo in un modo nuovo, creando qualcosa di ancora migliore. Herbie si ricorda di quel momento con un sentimento di profondo apprezzamento per Davis. Applicando quest'esperienza alla vita, egli afferma che a volte quello che le persone considerano un fallimento o un errore è in realtà il materiale di partenza per la costruzione di una vita ancora migliore. Non lasciate che i vostri errori o i vostri problemi vi sconfiggano, utilizzando ogni cosa come un trampolino di lancio per la crescita, per un nuovo successo o una meravigliosa conquista, quest'atteggiamento è veramente raccomandabile. Con il profondo impegno a lasciare dietro di sé delle composizioni che esaltino la vita e la vittoria dello spirito umano e diano piacere a se stesso e agli altri, Herbie ha costruito la vita di cui gode ora. Facciamogli un altro applauso. Sono felicissimo, davvero felicissimo."

The Impossible: bel titolo!

Molti diranno che è strappalacrime, molti diranno che è romanzato, molti (come gli idioti che rideranno dall'inizio finchè la prima scena cruda li prenderà a schiaffi) diranno che è scontato. 

Poco importa. E' da vedere.
Ed è da vedere sul grande schermo, poichè è un'esperienza che raramente troviamo nel cinema (quello tecnico), che, con inquadrature splendide e dettagli che prendono a pugni nello stomaco riportano subito al titolo perfetto: cosa è impossibile?

E' impossibile pretendere che tutti tentino di sollevarsi un po' dal quotidiano? E' impossibile credere che anche i disastri possano lasciare possibilità alla fortuna? E' impossibile credere nelle persone? Nella tecnologia impugnata?

E' impossibile pretendere che il 2004 non sembri per tutti così lontano?!?

Il film apre con una data, ed il regista spinge lì, velocemente.

Escludendo qualche meraviglioso primo piano, non è un film che andrete a vedere per uscire dalla sala sorridendo. Neanche penserete ad un sacco di cose che un paio d'ore prima vi rimbalzavano in testa.

Il buon cinema prende, questo, aggiunge una doccia di umiltà e degli aspetti che non tutti coglieranno, e che per molti saranno ben più efficaci di reportage, documentari o messaggi di solidarietà confezionati coi lustrini.

E poi è fondamentalmente un film d'amore, ed è 14 Febbraio, quindi consigliato! ;)

Scrivere è anche questo... (Charles Warnke)

Esci con una ragazza che non legge: "Fallo, perchè una ragazza che legge conosce la sintassi. La letteratura le ha insegnato che i momenti di tenerezza si presentano ad intervalli sporadici ma riconoscibili, e che la vita non è piatta; lei sa ed esige, di conseguenza, che il fluire della vita venga con una corrente di delusione. Una ragazza che ha letto le regole della sintassi conosce le pause irregolari - l'esitazione in un respiro che vacilla - che affiancano la menzogna. Conosce la differenza tra un episodio di rabbia isolato e le abitudini che si afferrano a qualcuno il cui amaro cinismo continua, senza ragione e senza proposito, anche dopo che lei ha fatto le valigie e pronunciato un insicuro addio. E' chiaro che nella sua vita non saranno altro che punti di sospensione, non tappe, e per questo segue il suo cammino, perchè la sintassi le permette di riconoscere il ritmo e la cadenza di una vita ben vissuta."

Eeehhhh...BAM! Scrivere è anche questo.

Charles Warnke lo scrive in spagnolo, e così lo riporterò qui, ed a seguire una o più traduzioni, come e quando potrò... perchè alla fine non leggo tanto, e non scrivo abbastanza. E' una lettura consigliatissima. Per pochi... pochi, pochi.

A voi, per una vita ben vissuta.

V.
SAL CON UNA CHICA QUE NO LEE

Sal con una chica que no lee. Encuéntrala en medio de la fastidiosa mugre de un bar del medio oeste. Encuéntrala en medio del humo, del sudor de borracho y de las luces multicolores de una discoteca de lujo. Donde la encuentres, descúbrela sonriendo y asegúrate de que la sonrisa permanezca incluso cuando su interlocutor le haya quitado la mirada. Cautívala con trivialidades poco sentimentales; usa las típicas frases de conquista y ríe para tus adentros. Sácala a la calle cuando los bares y las discotecas hayan dado por concluida la velada; ignora el peso de la fatiga. Bésala bajo la lluvia y deja que la tenue luz de un farol de la calle los ilumine, así como has visto que ocurre en las películas. Haz un comentario sobre el poco significado que todo eso tiene. Llévatela a tu apartamento y despáchala luego de hacerle el amor. Tíratela.
Deja que la especie de contrato que sin darte cuenta has celebrado con ella se convierta poco a poco, incómodamente, en una relación. Descubre intereses y gustos comunes como el sushi o la música country, y construye un muro impenetrable alrededor de ellos. Haz del espacio común un espacio sagrado y regresa a él cada vez que el aire se torne pesado o las veladas parezcan demasiado largas. Háblale de cosas sin importancia y piensa poco. Deja que pasen los meses sin que te des cuenta. Proponle que se mude a vivir contigo y déjala que decore. Peléale por cosas insignificantes como que la maldita cortina de la ducha debe permanecer cerrada para que no se llene de ese maldito moho. Deja que pase un año sin que te des cuenta. Comienza a darte cuenta.
Concluye que probablemente deberían casarse porque de lo contrario habrías perdido mucho tiempo de tu vida. Invítala a cenar a un restaurante que se salga de tu presupuesto en el piso cuarenta y cinco de un edificio y asegúrate de que tenga una vista hermosa de la ciudad. Tímidamente pídele al mesero que le traiga la copa de champaña con el modesto anillo adentro. Apenas se dé cuenta, proponle matrimonio con todo el entusiasmo y la sinceridad de los que puedas hacer acopio. No te preocupes si sientes que tu corazón está a punto de atravesarte el pecho, y si no sientes nada, tampoco le des mucha importancia. Si hay aplausos, deja que terminen. Si llora, sonríe como si nunca hubieras estado tan feliz, y si no lo hace, igual sonríe.
Deja que pasen los años sin que te des cuenta. Construye una carrera en vez de conseguir un trabajo. Compra una casa y ten dos hermosos hijos. Trata de criarlos bien. Falla a menudo. Cae en una aburrida indiferencia y luego en una tristeza de la misma naturaleza. Sufre la típica crisis de los cincuenta. Envejece. Sorpréndete por tu falta de logros. En ocasiones siéntete satisfecho pero vacío y etéreo la mayor parte del tiempo. Durante las caminatas, ten la sensación de que nunca vas regresar, o de que el viento puede llevarte consigo. Contrae una enfermedad terminal. Muere, pero solo después de haberte dado cuenta de que la chica que no lee jamás hizo vibrar tu corazón con una pasión que tuviera significado; que nadie va a contar la historia de sus vidas, y que ella también morirá arrepentida porque nada provino nunca de su capacidad de amar.
Haz todas estas cosas, maldita sea, porque no hay nada peor que una chica que lee. Hazlo, te digo, porque una vida en el purgatorio es mejor que una en el infierno. Hazlo porque una chica que lee posee un vocabulario capaz de describir el descontento de una vida insatisfecha. Un vocabulario que analiza la belleza innata del mundo y la convierte en una alcanzable necesidad, en vez de algo maravilloso pero extraño a ti. Una chica que lee hace alarde de un vocabulario que puede identificar lo espacioso y desalmado de la retórica de quien no puede amarla, y la inarticulación causada por el desespero del que la ama en demasía. Un vocabulario, maldita sea, que hace de mi sofística vacía un truco barato.
Hazlo porque la chica que lee entiende de sintaxis. La literatura le ha enseñado que los momentos de ternura llegan en intervalos esporádicos pero predecibles y que la vida no es plana. Sabe y exige, como corresponde, que el flujo de la vida venga con una corriente de decepción. Una chica que ha leído sobre las reglas de la sintaxis conoce las pausas irregulares –la vacilación en la respiración– que acompañan a la mentira. Sabe cuál es la diferencia entre un episodio de rabia aislado y los hábitos a los que se aferra alguien cuyo amargo cinismo countinuará, sin razón y sin propósito, después de que ella haya empacado sus maletas y pronunciado un inseguro adiós. Tiene claro que en su vida no seré más que unos puntos suspensivos y no una etapa, y por eso sigue su camino, porque la sintaxis le permite reconocer el ritmo y la cadencia de una vida bien vivida.
Sal con una chica que no lee porque la que sí lo hace sabe de la importancia de la trama y puede rastrear los límites del prólogo y los agudos picos del clímax; los siente en la piel. Será paciente en caso de que haya pausas o intermedios, e intentará acelerar el desenlace. Pero sobre todo, la chica que lee conoce el inevitable significado de un final y se siente cómoda en ellos, pues se ha despedido ya de miles de héroes con apenas una pizca de tristeza.
No salgas con una chica que lee porque ellas han aprendido a contar historias. Tú con la Joyce, con la Nabokov, con la Woolf; tú en una biblioteca, o parado en la estación del metro, tal vez sentado en la mesa de la esquina de un café, o mirando por la ventana de tu cuarto. Tú, el que me ha hecho la vida tan difícil. La lectora se ha convertido en una espectadora más de su vida y la ha llenado de significado. Insiste en que la narrativa de su historia es magnífica, variada, completa; en que los personajes secundarios son coloridos y el estilo atrevido. Tú, la chica que lee, me hace querer ser todo lo que no soy. Pero soy débil y te fallaré porque tú has soñado, como corresponde, con alguien mejor que yo y no aceptarás la vida que te describí al comienzo de este escrito. No te resignarás a vivir sin pasión, sin perfección, a llevar una vida que no sea digna de ser narrada. Por eso, largo de aquí, chica que lee; coge el siguiente tren que te lleve al sur y llévate a tu Hemingway contigo. Te odio, de verdad te odio.

La migliore offerta

Consiglio "La migliore offerta", dopo averci pensato un po' su...

Bello.

Difficile classificarlo: love-thriller, trattato di chimica, saggio sui desideri, inno alla vita... ed oltre. E poco importa, se è vero che "in ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico". Che si sia fedeli a Tornatore o meno, la pellicola merita di essere... "valutata con perizia".

Fantastico, a mio avviso, Geoffrey Rush... decisamente in ombra Donald Southerland, da scoprire Sylvia Hoeks : il film prende la forza di un adulto e la mette nella testa di un bambino, poi copre tutto, ovvero il genuino "automa" che ne deriva, con un po' di polvere, di quella che ci si infila nel naso ogni giorno.

E così, ritmo e colonna sonora invadono i pensieri come e quanto Claire Ibettson, una meravigliosa figura femminile che, purtroppo, la maggior parte del pubblico definirà come desiderio stereotipato e fulcro dell'opera...

Per i delfini più curiosi: si, c'è tutto, avrete la vostra scena di sesso e quella di violenza gratuita... più un interessante contributo sulle perversioni dato dall'assistente del protagonista, improvvisato aforista.

Niente spoiler, se siete romantici potete certamente vederlo: i due "ti amo" sono abbastanza interessanti ma c'è tanto altro; se non lo siete potreste vederlo ed avreste in ogni caso una possibile, forse probabile, interessante interpretazione; se siete piccoli dovreste vederlo poichè travestito da film per adulti; se siete vecchi beh... sperate di non averlo già visto... in quei casi vi dividerete tra sociopatici e solitari, i secondi potranno rimediare; se invece siete nerd, ed avete nostalgia di Kate Walker... dovete vederlo anche voi.

"L'ammirazione che provo per le donne è pari al timore che ho di conoscerle!" [Virgil Oldman]

Chi non mi ha chiesto nulla e non è curioso può lasciar perdere... (o togliermi l'amicizia!)
Per chi mi ha chiesto qualcosa: buona visione ;)
Per chi era con me: ancora a leggere stai??!?

V.